Cronaca

​Arcelor dismette in Belgio per il via libera su Ilva ​

La strategia per evitare la scure dell’Antitrust dell’UE


Per non incappare nella scure dell’Antitrust, Arcelor Mittal dismetterà alcuni siti in Beglio. La notizia è pubblicata dal sito themeditelegraph.com.

Questa operazioen di dismisisone è propedeutica ad ottenere il via libera per l’acquisizione dell’Ilva.

In particolare, secondo quanto riporta il sito di informazione, Arcelor dismetterebbe alcune linee di produzione negli stabilimenti di Liegi. L’annuncio di questa strategia operativa lo ha fatto Manfred Van Vlierberghe, che è il direttore generale di Arcelor Mittal. Il dirigente lo ha comunicato direttamente ai sindacati belgi.

«A essere coinvolte dalle dismissioni – scrive themeditepegraph.com – non tutto il sito vallone ma solo alcune delle linee di produzione, in particolare i siti di pittura e di Eurogal di Ramet e le linee di galvanizzazione 4 e 5 a Flèmalle. La decisione finale su quali parti della produzione verranno cedute – per evitare un monopolio a livello Ue – verrà presa a maggio».

Nei giorni scorsi, invece, erano affiorate indiscrezioni sulla posisbilità di dismisisone anche di impianti in Romania e Repubnblica Ceca. Tutto sempre per evitare intralci nell’acquisizione di Ilva. Il 15 marzo scorso Arcelor Mittal ha presentato all’Antitrust dell’Unione Europea un pacchetto di impegni per superare le obiezioni mosse dallo stesso Antitrust, che ha anche chiesto a Marcegaglia di uscire dalla cordata per l’acquisizione del colosso siderurgico italiano.

La stessa Emma Marcegaglia ha definito quel pacchetto di impegni «un pacchetto complessivo molto ampio che mi auguro possa ora andare avanti e chiudere l’operazione».

Marcegaglia fuori dalla cordata «però mantiene – parole sempre di Emma Marcegaglia – quella che per noi era la parte più strategica, il contratto di acquisto di materia prima a lungo termine».

Queste le parole rilasciate dalla imprenditrice nel corso di BusinessEurope. La decisione finale dell’Antritrust arriverà entro il 23 maggio, data fissata come nuova scadenza per la decisione.

Nel frattempo, come è noto, la complicatissima vicenda Ilva si è arricchita della sentwenza con la quale la Corte Costituzioanle ha bocciato il decreto cosiddetto “salva Ilva” del 2015. L’azienda ha già chiarito che la poronucnia della Consulta «non ha alcun impatto sulla continuità produttiva», perché la restituzione dell’altoforno 2 era stata ottenuta sulal base non del decreto dichiarato incostituzionale ma in forza di un atto della Procura della Repubblica «legato all’adempimento di determinate prescrizioni in materia di sicurezza, poi attuate». Quel decreto, oggi instituzionale, fu adottato in seguito alla morte di Alessandro Morricella, vittima di un incidente all’Altoforno 2. L’impanto fu sequestrato dall’autorità giudiziaria, ma poi arrivò il decreto per consentire la prosecuzione dell’attività d’impresa, a patto che fosse approntato un piano di intervento per le misure di sicurezza.

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