14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

Cronaca

Ecco l’Aia di Clini. E ora che succede?


TARANTO – Una riduzione del 30% della produzione. Sarebbe questo l’obiettivo indicato all’Ilva nelle nuove prescrizioni Aia. L’Autorizzazione Integrata Ambientale è pronta. Il documento, presentato oggi, sarà poi formalizzato il 7 ottobre davanti alla Conferenza dei servizi. Nelle nuove prescrizioni, che dovrebbero tenere conto anche di quelle indicate dal gip Patrizia Todisco, si indica di portare la produzione annua a otto milioni di tonnellate di acciaio, visto che finora l’Ilva ne avrebbe prodotte più di undici. Nell’Autorizzazione Integrata Ambientale che sta per essere concessa all’Ilva il Ministero dell’Ambiente indica cosa il colosso siderurgico deve fare e precisa che molte iniziative devono essere prese subito, entro ottobre, per ridurre le emissioni inquinanti.

Il Ministero ha indicato infatti: lo stop allo pet-coke tra le materie prime di lavorazione, l’avviamento delle procedure di spegnimento per sei batterie, copertura dei nastri e dei parchi minerali, abbassamento e arretramento dei cumuli di minerale, spegnimento e rifacimento dell’Altoforno 3 e manutenzione dell’Altoforno 1. Nel provvedimento anche una serie di prescrizioni da adempiere in tre anni. Interventi che porteranno l’azienda a spendere circa tre miliardi di euro. Ovviamente quella in via di concessione è l’Autorizzazione che riguarda solo aria ed emissioni. Si passerà poi a acqua e discariche, anche perchè le nuove prescrizioni sono state scritte in tempi brevissimi, visto che solo a fine agosto si è insediata a Taranto la commissione di tecnici, guidata da Carla Sepe. Provvedimenti ulteriori dovrebbero arrivare infatti entro tre mesi dall’Aia. Dell’Autorizzazione l’aspetto probabilmente più significativo è la copertura dei parchi minerali, che al momento sono situati su un’area di 75 ettari dalla quale, nei giorni di vento, vengono sprigionate fino al rione Tamburi polveri siderurgiche. Nel piano da 400 milioni per i primi investimenti, bocciato dalla magistratura, l’Ilva aveva affidato alla società Paul Wurth uno studio di fattibilità. Ma adesso Clini impone che entro tre mesi l’azienda deve presentare il progetto definitivo per la copertura del primo cumulo. La “nuova” Aia si occupa anche del sistema di caricamento dei parchi dal porto. Per le batterie delle cokerie, invece, l’Aia disporrà subito la chiusura della 3, 4, 5 e 6 e il rifacimento della 9 e 10. Per l’undicesima rifacimento a gennaio 2014 e a luglio 2014 della 7 e 8. L’Afo1 sarà fermato entro l’1 dicembre. Il rifacimento di Afo 5 è invece anticipato al febbraio 2014, non al 2015 come indicato da Ferrante. Inoltre, su richiesta della Provincia di Taranto, nell’Aia è stata inserita una norma che prevede già l’assenso della direzione del ministero dell’Ambiente che si occupa di bonifica. E dovrà essere innalzata a 246 milioni di euro la fideiussione a carico dell’Ilva in caso di dismissione dell’attività. Sull’Aia arrivano già i primi commenti. Tra questi quello del presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti che, insieme agli altri ambientalisti, aveva esposto le proprie richieste al ministro Clini appena era iniziata la fase istruttoria. Con Daniela Spera di Legamjonici aveva evidenziato l’importanza che nelle nuove prescrizioni Aia si tenesse conto delle migliori tecnologie disponibili. “L’efficacia delle Bat non è di competenza della Commissione nell’ambito della procedura di Aia” avrebbe risposto la Commisisone agli ambientalisti. “Sono indignato – afferma Marescotti – mi sento letteralmente preso in giro. Chiedo a questo punto che cosa abbiano fatto i componenti della Commissione e se abbiano avuto un ruolo. Questa Aia per me ha perso di ogni credibilità. Quando si risponde che la commissione non ha il compito di occuparsi dell’efficacia delle tecnologie (mentre invece avevamo richiesto come criterio guida l’articolo 8 del dlgs 59/2005 che pone il problema proprio della massima efficacia), allora si ignora completamente quanto richiediamo e quanto la perizia della Procura pone come questione di fondo: l’efficacia delle tecnologie autorizzate nel ridurre le emissioni al minimo. La mia speranza è che la magistratura a questo punto spenga gli impianti e faccia fallire questa Aia che serve all’Ilva e non alla città. Mi sento tradito dai tecnici di Comune, Provincia e Regione”.

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