Cronaca

​Decreto incostituzionale, Ilva: nessuno stop​

​Lo spiega la stessa azienda, secondo cui “la restituzione dell’Altoforno 2 è stata ottenuta non in base al decreto dichiarato illegittimo


La pronuncia della Consulta
sull’incostituzionalità del “decreto
Ilva” del 2015 “non ha alcun impatto
sulla continuità dell’attività produttiva”.

Lo spiega la stessa azienda, secondo cui
“la restituzione dell’Altoforno 2 è stata
ottenuta nel settembre 2015 non in base al
decreto dichiarato illegittimo, ma in forza
di un provvedimento della Procura legato
all’adempimento di determinate prescrizioni
in materia di sicurezza, poi attuate”.
Il commissario Laghi, ha dichiarato: “La
sentenza della Corte Costituzionale non
incide minimamente sulla operatività
dell’impianto. Pur in presenza del decreto
legge, oggi giudicato incostituzionale, per
il dissequestro dell’altoforno avevamo
scelto di intesa con la Procura di Taranto
la via ordinaria prevista dal codice di
procedura penale. Le norme del decreto
dunque avrebbero rappresentato solo una
soluzione alternativa, che non è stata però
perseguita. Per questo motivo non c’è
nulla da temere per Ilva dalla sentenza
della Corte Costituzionale”.

“La Consulta
ha riaffermato la prevalenza dell’interesse
alla salute pubblica sulla produzione”
così la Fiom. In un comunicato, la stessa
Consulta aveva spiegato che “è incostituzionale
il decreto Ilva del 2015 che
consentiva la prosecuzione dell’attività
di impresa degli stabilimenti, in quanto di
interesse strategico nazionale, nonostante
il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria
per reati inerenti la sicurezza dei
lavoratori. Lo ha stabilito la sentenza n.
58 che dichiara illegittimi sia l’articolo 3
del decreto-legge 4 luglio 2015, n. 92
sia gli articoli 1, comma 2, e 21-octies
della legge 6 agosto 2015, n. 132.

La
questione nasce a seguito dell’infortunio
mortale subito da un lavoratore dell’Ilva
Alessandro Morricella, l’operaio 35enne
dell’Ilva di Taranto travolto da fiamme e
ghisa liquida alla base dell’altoforno l’8
giugno del 2015 e morto dopo quattro
giorni. L’altoforno era stato sequestrato
dall’autorità giudiziaria ma, pochi giorni
dopo, il legislatore aveva disposto la prosecuzione
dell’attività di impresa, alla sola
condizione che entro trenta giorni la parte privata colpita dal sequestro approntasse
un piano di intervento contenente
«misure e attività aggiuntive, anche di
tipo provvisorio», non meglio definite.

La
Corte costituzionale ha fatto applicazione
degli stessi principi della sentenza n. 85 del
2013 in base ai quali il legislatore, pur in
presenza di sequestri dell’autorità giudiziaria,
può intervenire per consentire la
prosecuzione dell’attività in stabilimenti
di interesse strategico nazionale, ma a
condizione che vengano tenute in adeguata
considerazione, e tra loro bilanciate, sia le
esigenze di tutela dell’ambiente, della salute
e dell’incolumità dei lavoratori, sia le
esigenze dell’iniziativa economica e della
continuità occupazionale.
Ad intervenire è il movimento TuttaMiaLaCittà:
“È incostituzionale il ‘decreto Ilva’
del 2015 che consentiva la prosecuzione
dell’attività di impresa degli stabilimenti,
in quanto di interesse strategico nazionale,
nonostante il sequestro disposto dall’autorità
giudiziaria per reati inerenti la sicurezza
dei lavoratori. Lo ha stabilito la Corte
costituzionale con la sentenza numero
58.

La questione nasce dall’infortunio
mortale di Alessandro Morricella, operaio
Ilva 35enne, il quale dopo esser stato
investito, nel giorno 8 giugno 2015, da un
getto di ghisa incandescente nel reparto
dell’Altoforno 2, è deceduto dopo quattro
giorni per le gravi ustioni riportate sul 90
per cento del corpo. Era la quinta morte
dentro la fabbrica dal giorno del sequestro
del Luglio 2012.
Alla morte del povero ‘Morris’ la procura
aveva risposto con il sequestro senza facoltà
d’uso dell’Altoforno 2. Anche i movimenti
cittadini, assieme agli amici della
vittima, erano scesa in piazza per sostenere
il fermo della produzione e per denunciare
l’ennesima vittima di Stato.
Nonostante questo, il 4 Luglio 2015 viene
emanato l’ottavo decreto Salva Ilva da parte
del Governo che sblocca, per l’ennesima
volta in maniera autoritaria, la possibilità
di poter continuare a produrre. Questa è
una delle tante dimostrazioni di quanto sia
completamente saltato lo stato di diritto
nella città di Taranto in questi anni, dove
non ci si è fermati davanti a niente pur di
continuare ad esporre abitanti e lavoratori
al rischio sanitario, ambientale e di sicurezza
sul posto di lavoro”.

Intanto, il consigliere regionale di Direzione
Italia-Noi con l’Italia, Renato
Perrini, chiede un’audizione urgente del
presidente della Regione e dei commissari.
“Il primo febbraio scorso, in piena campagna
elettorale, in pompa magna era stato
inaugurato il cantiere della copertura dei
Parchi minerari dell’Ilva. A quasi due mesi
di distanza a che punto sono i lavori? Sono
in fase di avanzamento o si sono bloccati
e nel caso: per quali motivi? E’ necessario
fare chiarezza”.

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