06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

​Incostituzionale il decreto Salva Ilva del 2015​

La sentenza della Consulta è stata depositata ieri mattina


È incostituzionale il “decreto
Ilva” del 2015 che consentiva la
prosecuzione dell’attività di impresa degli
stabilimenti, in quanto di interesse strategico
nazionale, nonostante il sequestro
disposto dall’autorità giudiziaria per reati
inerenti la sicurezza dei lavoratori.

Lo ha stabilito la Corte costituzionale con
la sentenza n. 58 depositata ieri (relatrice
Marta Cartabia) che dichiara illegittimi
sia l’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio
2015, n. 92 (Misure urgenti in materia
di rifiuti e di autorizzazione integrata
ambientale, nonché per l’esercizio dell’attività
d’impresa di stabilimenti industriali
di interesse strategico nazionale) sia gli
articoli 1, comma 2, e 21-octies della legge
6 agosto 2015, n. 132 (Conversione in
legge, con modificazioni, del decreto-legge
27 giugno 2015, n. 83, recante misure
urgenti in materia fallimentare, civile e
processuale civile e di organizzazione e
funzionamento dell’amministrazione giudiziaria).
La questio ne nasce a seguito
dell’infortunio mortale subito da un lavoratore
dell’Ilva esposto, senza adeguate
protezioni, ad attività pericolose nell’area
di un altoforno dello stabilimento di Taranto.

L’altoforno era stato sequestrato
dall’autorità giudiziaria ma, pochi giorni
dopo, il legislatore aveva disposto la
prosecuzione dell’attività di impresa, alla
sola condizione che entro trenta giorni la
parte privata colpita dal sequestro approntasse
un piano di intervento contenente
«misure e attività aggiuntive, anche
di tipo provvisorio», non meglio definite.
La Corte costituzionale ha fatto applicazione
degli stessi principi della sentenza n. 85
del 2013 in base ai quali il legislatore, pur
in presenza di sequestri dell’autorità giudiziaria,
può intervenire per consentire la
prosecuzione dell’attività in stabilimenti
di interesse strategico nazionale, ma a condizione
che vengano tenute in adeguata
considerazione, e tra loro bilanciate, sia le
esigenze di tutela dell’ambiente, della salute
e dell’incolumità dei lavoratori, sia le
esigenze dell’iniziativa economica e della
continuità occupazionale.

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