14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 23:07:08

Cronaca

Preso anche un usciere della Prefettura

Coinvolto nelle indagini che hanno portato al blitz "Caffé Anaro"


Nel gruppo di presunti
strozzini anche un usciere della Prefettura.

Ad Angelo Pavese sono stati contestati
anche il reato di truffa aggravata ai
danni dello Stato in quanto, sebbene
risultasse regolarmente sul posto di lavoro,
in numerose circostanze, nell’arco
temporale compreso tra novembre del
2016 e febbraio del 2017, si trovava in
paesi della provincia, senza un giustificato
motivo.

E’ emerso grazie all’analisi del suo
telefonino cellulare che, sottoposto ad
intercettazione e stabilmente a lui in uso,
ha agganciato ponti ripetitori dislocati
in aree differenti e ben distanti da via
Anfiteatro dove sono ubicati gli uffici
della Prefettura.
Tutti gli arrestati risiedono nel capoluogo
jonico e hanno agito con lo stesso
modus operandi.
Secondo l’accusa le vittime sarebbero
state prima contattate in maniera
continuativa ed asfissiante da parte
dei presunti cravattari che imponevano,
con minaccia, luogo ed ora degli
appuntamenti nei quali concordare le
restituzioni di denaro con i tassi d’interesse
imposti.

L’azione degli usurai si sarebbe fatta
man mano sempre più insistente e spesso
le richieste sarebbero state fatte da più
persone e da loro intermediari al fine
di intimidire maggiormente le vittime, consapevoli di dover fronteggiare più
persone che hanno sovente millantato
contiguità con noti e pericolosi ambienti
criminali tarantini.
Le vittime sarebbero state convocate in
più luoghi (bar e locali pubblici della
città) per pagare le somme imposte.

Nel corso dell’attività investigativa, è
stato eseguito un decisivo “riscontro”
quando, nel gennaio del 2017, nel corso di perquisizioni delegate dall’autorità
giudiziaria, sono stati rinvenuti e
sottoposti a sequestro un’agenda e un
calendario completo del 2017 custoditi
da alcune vittime, sui quali vi erano
annotazioni inequivocabili circa le dazioni
di denaro (a titolo di restituzione)
ad alcuni degli indagati alcuni dei quali
indicati con diminutivi e soprannomi.
Nel corso dell’esecuzione dei provedimenti
restrittivi stamattina durante il
blitz sono stati rinvenuti e sequestrati
circa 1.800 euro in contanti (in banconote
da 50 e 100 euro) che erano
stati nascosti, insieme a due appunti
manoscritti indicanti somme di denaro,
nell’abitazione di Pavese e un appunto
manoscritto, analogamente riportante
somme di denaro presumibilmente
riscosse, custodito da Leonardo Vasco.

L’attività è stata convenzionalmente
denominata “Caffè Amaro” in relazione
alle parole pronunciate, evidentemente
in modo criptico, dagli indagati quando
hanno convocato le vittime per il
pagamento delle somme di denaro o
più semplicemente per concordarle e
pianificarle.
Di consueto infatti, gli indagati, nelle
conversazioni telefoniche, hanno tentato
di mascherare il fine degli incontri con il
riferimento all’invito per un caffè (“e il
caffè non ce lo prendiamo stamattina?”)
o ancora con ulteriori termini sibillini
(salsiccia, quote, pillole, frigorifero)
optando in altre circostanze per frasi e
toni più chiari e sfrontati (“mi devi dare
i soldi. Punto”).
Il gip del tribunale di Taranto ha emesso
ordinanze di custodia cautelare a carico
di tutti per il reato di usura aggravata,
continuata e abusiva attività finanziaria
e truffa aggravata e continuata ai danni
dello Stato nei confronti del dipendente
della Prefettura.

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