17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

​Suicidio in cella, giovedì l’incarico per l’autopsia​

​Inchiesta dopo l’esposto presentato dagli avvocati Claudio Percolla e Cosimo Nesca​


Potrebbe essere eseguita
giovedì prossimo, l’autopsia sul 38enne
morto suicida nel carcere di Taranto.

La Procura ha aperto una inchiesta
dopo l’esposto presentato dagli
avvocati Claudio Percolla e Cosimo
Nesca. Intanto c’è un intervento di
Claudio Leone e Annarita Digiorgio
dell’Associazione Politica Marco
Pannella.
“Non ci saranno autorità al suo funerale,
non leggerete il suo nome in apertura
dei telegiornali e non ci saranno
manifestazioni e cortei in sua memoria.
Forse una lettera dell’arcivescovo, unico
in questa città attento e vicino alle storie
e le vite degli ultimi, che sono per primi
quelli che sbagliano- si legge in una
nota- Michele è una vittima di questa
città. Della sanità, della giustizia e del
sistema sociale.Si è impiccato in una
cella di isolamento, legando un cappio
alle sbarre della finestra, nel carcere di
Taranto.

L’unico agente in servizio in
sezione lo ha trovato moribondo, tentato
di salvarlo e portato in ospedale. Dove
è morto qualche ora dopo in camera
di rianimazione. Lo stesso ospedale
dove il giorno prima aveva già tentato
il suicidio e dove aveva commesso il
reato che lo ha portato in carcere e alla
morte: minacce con siringhe e materiale
infermieristico a infermieri e pubblici
ufficiali intervenuti. Michele era gia ai
domiciliari per violenza domestica. Si è
recato al pronto soccorso, dopo una fila
estenuante ha dato in escandescenza,
ha minacciato i presenti, si è chiuso
in una stanza e ha tentato il suicidio
iniettandosi dei farmaci.Le forze
di polizia sono riuscite a bloccarlo,
e hanno immediatamente esposto
denuncia. è stato arrestato in seduta
stante, condotto al carcere di Taranto
e messo in isolamento. Subito dopo in
quella cella si è ammazzato. Questa
volta riuscendoci.

Una vicenda tragica
che e cominciata e si è conclusa in un
giorno. Con la morte di un ragazzo
di Taranto che forse poteva essere
salvato. Nelle mani dello Stato. Della
sanità. Dei servizi sociali. La pena
detentiva comune era la più indicata
per lui? Certamente non lo era, ma
qualcuno se l’è chiesto? Qualcuno oltre
a preoccuparsi dell’incolumità delle
vittime, ha preso in considerazione
quella del colpevole? Doveva andare in
carcere senza vigilanza quella notte?
Visti i riconosciuti problemi psichiatrici
perché non era, come prevede la legge,
in custodia presso una rems, comunità
terapeutiche sanitarie nate a seguito
della chiusura degli ospedali psichiatrici
giudiziari?”,

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