27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca

Omicidio di Giovanni Meo. E’ il giorno dell’imputato


TARANTO – Processo sull’omicidio del funzionario regionale Giovanni Meo: oggi è il giorno dell’imputato, Francesco Cinieri. Dinanzi alla Corte d’Assise, presieduta dalla dottoressa Trunfio, giudice a latere la dottoressa Misserini, la parola anche al perito fonico che ha trascritto le intercettazioni. Nella scorsa udienza sono stati ascoltati i poliziotti della Squadra Mobile che hanno condotto le indagini, la moglie e la figlia di Cinieri, che è difeso dagli avvocati Fabrizio Lamanna e Vittorio Gisonda. La vedova di Meo si è costituita parte civile tramite l’avvocato Giuseppe Semeraro ed ha chiesto un risarcimento danni di 5 milioni di euro. Alla base dell’omicidio avvenuto nell’estate del 2008 secondo l’accusa ci sarebbe il mancato finanziamento di un progetto Por.

Oltre due anni e mezzo di indagini attraverso le quali la polizia ha raccolto prove contro l’agricoltore savese. Migliaia di intercettazioni e decisiva è risultata una ambientale in cui Cinieri “confessa” l’omicidio alla figlia. Meo avrebbe pagato con la vita per il mancato finanziamento di due progetti che si erano bloccati per questioni burocratiche. Il 30 luglio del 2008 probabilmente il funzionario regionale incontrò il suo assassino per un chiarimento. Cinieri voleva quei finanziamenti perchè aveva anticipato ottantamila euro. Gli servivano per uscire dalla grave crisi economica in cui si trovava la famiglia. Meo gli spiegò che c’erano poche speranze e Cinieri gli sparò un colpo di pistola alla testa. Poi avrebbe messo il cadavere nella Lancia Y della vittima e raggiunto un terreno nella campagne di Manduria, dato fuoco alla vettura. Il suo corpo carbonizzato fu trovato il 4 agosto di quell’anno nel bagagliaio della Lancia Y 10, abbandonata nelle campagne di Uggiano Montefusco, frazione di Manduria dove il dipendente della Regione abitava con la famiglia. Ad incastrare Cinieri una drammatica intercettazione ambientale tra lui e la figlia: “Che sei scemo che lo ammazzi?” gli chiede piangendo la giovane. “No…quando disse che erano bloccati …rispose che lui non c’entrava… Pum! e lo sparai… gli feci forse due buchi”. Una confessione in piena regola raccolta dalle “pulci” delle quali era piena l’abitazione di Cinieri a Sava. Altri riscontri probatori, come le pallottole trovate in casa, simili a quella conficcata nel cranio della vittima e lo studio dei tracciati telefonici, hanno convinto la Procura tarantina a chiedere l’arresto del presunto assassino concesso, poi, dal giudice delle indagini preliminari. Oggi una nuova importante udienza con l’esame dell’imputat, dopo il rinvio a giudizio chiesto ed ottenuto dall’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto procuratore Antonella De Luca.

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