14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

​Omicidio Reale, cerchio chiuso grazie al “grande fratello”​

Le intercettazioni ambientali eseguite in carcere


Omicidio Reale: il cerchio si è
chiuso attorno ai due presunti killer, Pasquale
Lippo e Giovanni Lupoli, grazie al “grande fratello”,
a intercettazioni ambientali eseguite in
carcere.

Sotto intercettazione Nicola Galeanno
il quale ha raccontato ad un familiare i dettagli
dell’agguato. Galeanno era finito dentro perchè
sorpreso in possesso di un vero e proprio arsenale
custodito all’interno della sua abitazione
situata in via P. Nenni (fra cui una pistola
calibro 9 con matricola limata, numerosissime
cartucce per pistola e fucile, un fucile a canne
mozze, detonatori, micce e giubbotti antiproiettili).
L’uomo avrebbe custodito le armi per
conto di Pasquale Lippo. Condannato a morte
per soldi. Mario Reale è stato freddato per
aver preteso da uno dei suoi presunti assassini
il pagamento di un debito di 29.000 euro. Sullo
sfondo l’egemonia nello spaccio di stupefacenti
nel quartiere
Paolo VI.

Dalle
indagini emerge
un’altra vicenda
inquietante. Si
tratta della brutale
aggressione
ai danni di un
trentaquattrenne
del quartiere
Paolo VI, con
precedenti per
reati in materia
di stupefacenti,
il quale la sera
del 26 agosto del
2016 è stato sequestrato
all’interno
dell’abitazione
di uno degli indagati, e, sotto la minaccia
di un fucile, colpito sulla fronte col calcio di
una pistola e costretto ad ingoiare diverse cartucce,
tutto per imporgli l’acquisto di droga. Il
ferito non aveva presentato denuncia e si era recato
al pronto soccorso dell’ospedale “Moscati”
riferendo ai medici di essere caduto dalla
moto. A non essere stati denunciati alle forze
dell’ordine, nonostante siano stati commessi
in luoghi molto frequentati, altri gravi episodi
riconducibili ad una vera e propria guerra
tra bande rivali e ricostruiti soltanto grazie ad
alcune telecamere installate dagli investigatori
della Squadra Mobile.

Tra gli altri episodi
quello legato ad un attentato dinamitardo compiuto
nella notte a tra il 7 e l’8 ottobre del 2016.
E’ saltata in aria la Fiat 600 di proprietà di un
altro degli indagati, facente parte di una fazione
opposta. Nella stessa notte un colpo di fucile
era stato esploso contro l’autovettura Renault,
parcheggiata in via Nenni, in corrispondenza
dell’abitazione di un appartenente al gruppo
avverso. Sempre nell’ambito della guerra tra
i due gruppi un tentativo di gambizzazione ai
danni di uno degli indagati (colui il quale aveva
collocato l’esplosivo sotto l’auto dei suoi rivali).

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