02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca

​Di Maio parla dell’Ilva, deputati tarantini assenti​

Unica presente: l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia


L’Aula di Montecitorio è praticamente deserta. Il mi­nistro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, parla dell’Ilva, dei rilievi dell’Anac sulla gara conclusasi con l’aggiudicazione ad Arce­lor Mittal, del suo giudizio positivo su AcciaItalia, della annunciata volontà di aprire una indagine interna al Ministero.

Alla Camera si parlava di Taranto e del suo destino, ma… ma i parlamentari tarantini erano tutti assenti o quasi. Assente l’intera pattuglia dei Cinquestelle (eppure Di Maio è il loro capo politico, oltre che essere il ministro nelle cui mani è finito il dossier Ilva). Assenti dunque: Rosalba De Giorgi, Gianpaolo Cassese, Giovanni Vianello, Alessandra Ermellino. Di Maio parla ai banchi vuoti, come dimostrano le impietose immagini televisive della seduta di venerdì 20 luglio. Lo spettacolo è mortificante. La sorte di un intero territorio e delle sue migliaia di famiglie trattata come un fastidio che non poteva sconvolgere i programmi – presumi­bilmente più distensivi – del week end di quasi tutti i deputati.

Una sola presenza tarantina in Aula: quella della deputata di Forza Italia, Vincenza Labriola. Peraltro, se si è parlato di Ilva, se Di Maio è in­tervenuto sull’argomento e se ha fatto conoscere il suo pensiero sulle infuocate notizie che si sono susseguite nelle ultime ore, lo si deve pro­prio alla parlamentare azzurra che aveva presentato un’interpellanza urgente per conoscere gli orientamenti del governo – finora piuttosto balbettanti – sul futuro della più grande azienda siderurgica d’Europa e dei suoi lavoratori, sulla tutela dell’ambiente e sulle bonifiche. «Di Maio – ha commentato nel merito l’on. Labriola – dimostri senso di responsabilità e trasparenza: se il governo vuole chiudere Ilva lo faccia per decreto, assumendosi la responsabilità politica, altrimenti proceda in modo organico favorendo una cessione alle condizioni migliori per i lavoratori e i cittadini. Da Di Maio aspettiamo fatti concreti, il tempo delle parole è finito».

Sullo stesso solco il senatore Luigi Vitali (Forza Italia): «Temiamo di essere stati facili profeti. Alla mancanza di volontà dei governi di sinistra di risolvere il problema dell’Ilva, si aggiunge la totale inca­pacità e l’improvvisazione dei 5stelle. Poi aggiungiamo la necessità dell’ambientalizzazione e della salvaguardia dei livelli occupazionali.

Invitiamo il governo a dire chiaramente cosa intende fare».

Sempre sul fronte del centrodestra, durissimo il commento dell’on. Ylenia Lucaselli (Fratelli d’Italia): «I toni apocalittici di Di Maio riguardo alla lettera dell’Anac sull’Ilva contengono una sospetta fi­nalità di politica. L’Autorità, infatti, non nega la validità della gara di cessione dell’impianto e, pur evidenziando criticità, rimanda la deci­sione al Ministero. Dalla reazione di Di Maio sembra che sul ministro prevalga il capo politico del Movimento 5 Stelle, forse alla ricerca di una exit strategy per soddisfare le pulsioni ideologiche di molti suoi esponenti, specie locali, che non hanno mai nascosto di auspicare una chiusura dell’Ilva. In questa partita l’interesse generale di un ter­ritorio, di un comparto produttivo si sta intrecciando con le esigenze propagandistiche di un partito e il prezzo da pagare per i lavoratori, le loro famiglie e l’economia italiana rischia di essere salatissimo».

L’europarlamentare Rosa D’Amato (M5S) insinua il dubbio che il governo targato Pd abbia voluto favorire Mittal: «Calenda dimostri ai tarantini che così non è stato. A Bruxelles più volte ho interrogato i commissari Ue competenti e puntualmente anche in sede europea abbiamo avuto la sensazione che i giochi fossero fatti, che il pacco per Taranto fosse già confezionato a priori». E sottolinea «l’azione coerente e coraggiosa messa in atto dal vicepremier Di Maio».

L’intervento del ministro per lo sviluppo economico – travolto dalle critiche soprattutto di marca sindacale – viene invece giudicato «in­cisivo ed appropriato» dall’on. Gianpaolo Cassese (M5S), il quale auspica che «i responsabili di eventuali irregolarità compiute paghino» e che si faccia «finalmente luce sulle responsabilità politiche ma anche a fare finalmente luce sulle responsabilità politiche e sui tanti errori commessi in passato che hanno portato uno dei poli strategici per la siderurgia europea allo stato attuale».

Una stoccata al presidente della Regione, Michele Emiliano, la riserva il segretario provinciale del Pd, Giampiero Mancarelli, il quale, sottolinea la celerità di Raffaele Cantone nell’esaminare la procedura di gara sulla vendita dell’Ilva. «La stessa – dice Mancarelli – che, purtroppo, non è stata utilizzata dal presidente Emiliano che ha segnalato con un anno di ritardo eventuali criticità, nonché dal vicepremier Di Maio che, vi è di più, ha atteso il primo mese dei tre non più prorogabili concessi per la conclusione della gara per chiudere la vertenza, non ha ancora convocato una sola volta il tavolo della trattativa». Mancarelli esorta il governo a chiudere «rapidamente» la trattativa con AmInvestCo, «del resto è stato lo stesso Di Maio a dire che sta trattando con Mittal». La voce del mondo produttivo è quella di Rober­to Palasciano, presidente di Confapindustria: «Quanto ancora bisognerà attendere? I piccoli e medi imprenditori tarantini vivono a Taranto e nel territorio adiacente, hanno a cuore come tutta la popolazione la tutela della salute e dell’ambiente. Pertanto chiedono con forza attenzione e rispetto nei confronti di un tessuto sociale già impoverito e lacerato».

Infine, l’ex ministro Carlo Calenda. Rintuzza le accuse che gli ha indirettamente rivolto Di Maio: «Quando, dopo la conclusione della gara, Acciaitalia rilanciò sul prezzo, prima di decidere se aggiudicare o riaprire tutto il procedimento chiesi all’Avvocatura una verifica sulla possibilità di accettare rilanci. La risposta, negativa, è quella oggi contestata da Anac».

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