Cronaca

Dal ministro Costa nessun veto a Mittal

Le indiscrezioni sul parere del responsabile dell’Ambiente: anticipare le scadenze


Anticipare «le scadenze
intermedie del piano di intervento»
e prevedere «una Valutazione
dell’impatto sanitario preventiva
a carico dell’azienda». «Sarebbe
questo il senso sostanziale del parere
sull’Ilva che il ministro dell’Ambiente,
Sergio Costa, consegnerà a
Luigi Di Maio entro domani» scriveva
ieri La Repubblica, che anticipa, in
forma di indiscrezione, il “parere”
che a Costa era stato chiesto dal ministro
per lo Sviluppo Economico
Luigi Di Maio.
Si chiederebbe insomma a Mittal
di andare oltre l’addendum già preparato
dalla multinazionale siderurgica
francoindiana, senza però
mettere alcun veto al “passaggio
di proprietà” dell’acciaieria tarantina.

Ovviamente, c’è da attendere la
risposta di ArcelorMittal. Ieri una
delegazione dell’associazione PeaceLink
ha avuto un incontro al Ministero
dell’Ambiente; l’incontro si è
svolto dalle ore 9 alle 11. La delegazione
di PeaceLink era composta di
sette persone. L’incontro è avvenuto
su invito del capo della segreteria
tecnica del Ministero dell’ambiente
Tullio Berlenghi.
La delegazione «ha più volte sottolineato
la necessità di difendere la salute
dei lavoratori e della popolazione
di Taranto tutelando l’ambiente e
fermando gli impianti non a norma
che risultino pericolosi. PeaceLink
ha ricordato che il governo rischia
di dare prosecuzione ad impianti
ancora sotto sequestro penale» si
legge in una nota dell’associazione.

In particolare ci si è soffermati sulla
Valutazione del Danno Sanitario
di tipo preventivo. Oltre ai rilievi di
carattere costituzionale sulla illegittimità
delle norme sull’immunità
penale, PeaceLink chiede che «il
Ministero dell’Ambiente sia risoluto
nella eliminazione delle norme
sull’immunità penale anche in virtù
della recente Comunicazione della
Commissione dell’Unione Europea
del 28/4/2017 che tutela il diritto di
accesso alla giustizia delle Ong» e
PeaceLink, «come Ong», «è lesa nel
suo diritto di accesso alla giustizia
in quanto ben 42 esposti sull’inquinamento
Ilva presentate da Ong dal
2014 a oggi rischiano di essere archiviati
dal Tribunale di Taranto a
causa dell’immunità penale». E’ stato
sottolineato al capo della segreteria
tecnica, Tullio Berlenghi, che,
«sulla base della metodologia degli
“aggregated damage costs” adottata
dall’EEA (European Environment
Agency), nel periodo 2008-2012
l’Ilva avrebbe causato esternalità
negative da un minimo di 1416 milioni
di euro a un massimo di 3617
milioni di euro nel quinquennio
considerato, il che significa che in
dieci anni Arcelor Mittal – pagando
1 miliardo e 800 milioni di euro
all’Italia per i contratto di affitto/acquisto
(180 milioni di euro/anno) –
conferirebbe allo Stato italiano una
somma di gran lunga minore rispetto
ai costi ambientali e sanitari che
provocherebbe».

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