28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 18:20:00

Cronaca

Tra i banchi ad ottobre? Taranto boccia l’idea: Non serve al turismo


TARANTO – A scuola dal primo ottobre per incentivare il turismo che, viste le temperature, in Puglia potrebbe approfittare anche della coda dell’estate. La proposta – con tanto di nota inviata all’assessore al diritto allo studio Alba Sasso – porta la firma del consigliere regionale Francesco Laddomada. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Soprattutto se a naufragare sono i piani delle famiglie già alle prese col non facile compito di dover gestire orari differenti. La pensano così sindacati e associazioni dei consumatori che, ascoltati in merito alla proposta, l’hanno bocciata (per restare in ambito scolastico) con una serie di motivazioni. Da quelle di natura più prettamente tecnica a quelle che invece, proprio seguendo la linea di pensiero dell’esponente de La Puglia per Vendola si basano sulle temperature.

A sorpresa, invece, a dichiararsi d’accordo con l’ipotesi è l’Age. Per il presidente dell’associazione genitori di Pulsano, Giuseppe Urso, quindici giorni in più di vacanza farebbero bene a stabilimenti balneari e famiglie. Una voce stonata in un coro di no. A partire da quello della scuola. “Al di là del fatto che le date di inizio e fine dell’anno scolastico, seppure con l’adattamento a livello regionale, fanno riferimento ad un calendario di massima nazionale che stabilisce che si debbano comunque raggiungere i duecento giorni di lezione, se si parla di caldo e turisti, a questo punto è più turistico giugno” sono le considerazioni che appartengono ad una rappresentante del mondo della scuola, Angela Dragone, della Flc Cgil. Il presupposto dal quale si parte è che, comunque, le scuole, caldo o non caldo, devono totalizzare duecento giorni di lezione. “Mi sembra un po’ la storia del cane si morde la coda, oltre che una proposta tecnicamente poco percorribile visto che il calendario scolastico dipende anche da tutta una serie di procedure amministrative, come nomine e supplenze, che vengono gestite a livello nazionale. C’è poi da considerare che la fine delle lezioni è pianificata anche per incastrarsi con gli esami, da quelli della scuola media alla maturità”. Della serie, meglio sopportare le temperature meno roventi, seppure calde, di ottobre che morire di caldo in aule che a giugno tendono a trasformarsi in veri forni. “Semmai, per guadagnare qualche giorno, si potrebbe agire sui ponti, agevolando così anche la possibilità di andare fuori. Non meno trascurabili sono le difficoltà legate all’edilizia scolastica: immagino i ragazzi in pieno giugno in aule dove spesso non si riescono neanche a tenere le finestre aperte e dove le temperature diventano roventi”. Altro che vacanza e turismo, quindi, piuttosto una sauna forzata per gli studenti tarantini. “Tornare a scuola il primo ottobre? Un tempo era così. Ma oggi sembra una proposta poco praticabile. Perché, a quel punto, si dovrebbe dare supporto alle famiglie. Ci sono genitori che lavorano nel privato che si troverebbero di fronte al problema di non sapere dove lasciare i figli. Eppoi qualcuno dovrebbe anche avere i soldi da spendere in vacanza per giustificare una simile decisione. Invece, con la riduzione delle detrazioni, le prime ad essere tagliate saranno in ambito familiare le spese per le ferie”. Parlando da sindacalista : “Se ci dovesse essere accordo a livello generale, se ne potrebbe probabilmente anche parlare, ma mi sembra una proposta tecnicamente poco fattibile che vedrebbe tra l’altro i ragazzi a scuola con le temperature elevate di giugno”. Antonio Bosco, segretario di Adiconsum, va dritto al cuore del problema: “E se dovesse far caldo tutto ottobre che facciamo, apriamo a novembre?” attacca pensando ai risvolti sulle famiglie delle quali, in qualità di associazione dei consumatori, rappresenta i bisogni: “Così si crea un problema ai genitori soprattutto a quelle famiglie dove si lavora in due e che non saprebbero dove “parcheggiare” i figli. Se si tratta invece di incentivare il turismo converrebbe piuttosto allungare le vacanze, magari prevedendo qualche giorno in più a Pasqua”. Una proposta “estemporanea” definisce Bosco l’idea di posticipare l’avvio delle lezioni seppure per una serie di ragioni legate al territorio “così si crea un disagio ai genitori, quando invece forse accorpare le feste prevedendo qualche giorno in più per il santo patrono o per le vacanze pasquali oggi ridotte a tre giorni potrebbe incentivare il turismo destagionalizzato”. Non solo. “Al netto di tutte queste considerazioni, mi viene inoltre da pensare a come aprire dopo le scuole in Puglia potrebbe sorreggere il turismo visto che nel resto d’Italia si tornerebbe comunque tra i banchi. Come potrebbe giovare al settore, se non per spostamenti tipo da Taranto a Martina?”. Diametralmente opposto il parere del presidente dell’Age Pulsano, Giuseppe Urso: “Le famiglie troverebbero comodo il fatto di avere quindici giorni in più per organizzarsi. Anche gli stabilimenti balneari potrebbero chiudere dopo il 15 settembre”. “Le difficoltà per le famiglie che non saprebbero dove lasciare i figli? A mio parere” conclude Urso “non esistono problemi, soprattutto in un contesto come il nostro dove le donne che lavorano appartengono ancora per un buon 70 percento ad una condizione di precariato”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche