17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

«In quell’accordo c’è tutto il nostro lavoro»

La senatrice Pd ospite alla festa dell'Unità a Grottaglie. Stoccate al ministro dello Sviluppo


«Stare a discutere su chi è il padre dell’accordo sull’Ilva è una perdita di tempo». Per la senatrice Teresa Bellanova, che da viceministro per lo sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni, ha seguito passo passo la vertenza, ciò che conta sono i contenuti. Lo ha sottolineato ieri sera intervenendo alla Festa dell’Unità, a Grottaglie.
«Quello che è stato il nostro lavoro – ha detto la parlamentare del Pd, intervistata dal direttore di TarantoBuonasera, Enzo Ferrari – è negli atti ed è tutto sul sito del ministero. Noi sappiamo di averci messo anima e cuore per dare una risposta positiva a migliaia di lavoratori, per risanare Taranto e per salvaguardare la produzione dell’acciaio senza la quale la struttura produttiva del nostro Paese sarebbe indebolita. L’accordo? Buono. Rilevo però che con noi c’erano 11.500 assunti, ora ce ne sono 10.700. I sindacati? Hanno preferito attendere il nuovo governo, una scelta per certi versi comprensibile».
Non sono mancate le stoccate al ministro Di Maio: «Se questo accordo è stato firmato lo dobbiamo ai dodici decreti che hanno permesso di garantire risorse, piano industriale e piano ambientale. Quei decreti sono stati votati dai deputati del Pd mentre Di Maio, Grillo e Barbara Lezzi venivano nelle piazze a dire che avrebbero chiuso l’Ilva, che noi eravamo al servizio delle lobby e che eravamo responsabili delle malattie. Contro quei decreti Di Maio ha votato contro, ora ha firmato l’accordo che non sarebbe esistito senza quei decreti. È lui che deve spiegare cosa è cambiato».
Nel complesso, Teresa Bellanova è soddisfatta dell’accordo che permette all’Ilva di entrare in una nuova fase e di uscire dalle incertezze vissute negli ultimi anni. «Finalmente – ha detto la parlamentare, che ha riservato battute polemiche anche nei confronti di Michele Emiliano e della sua idea di decarbonizzazione – abbiamo un interlocutore e questo interlocutore si chiama Arcelor Mittal. Di Maio diceva che non poteva dare l’Ilva al primo che passa, forse non sapeva che avevamo a che fare con un gruppo che ha 290mila dipendenti e che è il primo produttore di acciaio al mondo».
Dalla crisi, risolta, dell’Ilva, a quella, non risolta, del Pd. L’ultima sortita è quella dell’ex ministro Carlo Calenda: l’invito a cena, via twitter, a Renzi, Gentiloni e Minniti. Una modalità che Teresa Bellanova non ha affatto gradito: «Le cene sono una cosa, la politica è un’altra. Dobbiamo finirla con questi protagonismi. Nel Pd da tempo è in corso una resa dei conti: questa è la ragione della nostra sconfitta, perché invece di raccontare ai cittadini cosa di buono abbiamo fatto sono prevalse le vendette, si è raccontato tutto in negativo e abbiamo confuso gli elettori, li abbiamo allontanati. Il congresso? Si deve fare quando è stato stabilito e cioè prima delle europee. Sono comunque fiduciosa sulla possibilità che si riesca a costruire un percorso unitario al nostro interno».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche