Cronaca

Decreto sicurezza​, ​«Diecimila posti a rischio»​

L’allarme degli Sprar


«Si stimano più di diecimila
posti di lavoro persi nel sistema
Sprar. Italianissime e spesso giovani
professionalità che hanno acquisito
altissime specializzazioni (legali,
psicologi, assistenti sociali, sociologi,
operatori sociali), vedrebbero naufragare
anni di lavoro, approfondimento
e studio, sacrificati sull’altare della
propaganda leghista».

Si è svolta nei giorni scorsi l’assemblea
degli operatori Sprar della
provincia di Taranto. Hanno partecipato
operatori e responsabili di Arci
Svegliarci, Babele e Salam. «L’assemblea
è stata convocata per discutere
delle ricadute sui territori che saranno
provocati dalla prossima approvazione
del decreto sicurezza del Ministro
Salvini. Sono state osservate almeno
due condizioni di probabile incostituzionalità
del decreto – si legge in una
nota – la prima riguarda la condizione
di urgenza che spinge il Governo a
presentare un decreto piuttosto che
una proposta di legge; la seconda
riguarda la possibilità della revoca
della cittadinanza per un cittadino
che la abbia acquisita e che commetta
un reato grave. E’ evidente che questa
possibilità costituisca una gravissima
violazione della parità di trattamento
con i cittadini italiani di nascita, per
i quali non è certamente ipotizzabile
la revoca della cittadinanza. Queste
misure, insieme ad altre contenute
nel decreto, danno l’impressione di
assolvere più che altro a una funzione
propagandistica.

Molto più gravi sono
le misure che il governo intende attuare
sulle forme di protezione riconosciute
dall’ordinamento in vigore. Viene infatti
abrogato il permesso di soggiorno
per motivi umanitari. Attualmente le
forme di protezione sono due: la protezione
internazionale (status di rifugiato
o protezione sussidiaria) e protezione
umanitaria. La prima discende dalla
Convenzione di Ginevra ed è una
tipologia di protezione comune a tutta
l’area Schengen, la seconda discende
dall’applicazione dell’art. 10 della Costituzione
italiana, che prevede forme
di protezione a stranieri sul nostro
territorio ai quali non vengano riconosciute
le stesse libertà democratiche
nel paese di origine. Gli altri Paesi di
area Schengen adottano altre tipologie
di permesso di soggiorno per coloro
ai quali non venga riconosciuta una
protezione internazionale, diverse per
ognuno dei Paesi, pertanto la protezione
umanitaria non è un “unicum”
italiano, ma uno strumento al pari
di quelli esistenti in altri Paesi.

Nel
nostro Paese, alla data odierna, sono
accolte nel sistema di protezione ordinario
(Sprar), circa 36.000 persone,
delle quali solo un terzo ha ottenuto
un riconoscimento di protezione internazionale,
mentre la restante parte
ha ottenuto il riconoscimento della
protezione umanitaria, o dalla Commissione
Territoriale o dalle autorità
giudiziarie; la proporzione che si rileva
costante negli anni. Tenuto conto,
quindi, che circa 70.000 permessi di
soggiorno per motivi umanitari sono
stati riconosciuti annualmente, ci si
rende facilmente conto che diverse
centinaia di migliaia di persone, le quali
attualmente risiedono regolarmente,
lavorano, pagano affitti, utenze e tasse,
si ritroverebbero improvvisamente in
stato di irregolarità forzata, perdendo
il lavoro e tutto ciò che ne consegue.

Queste persone e i loro nuclei familiari,
per stessa ammissione del Ministro
Salvini, non potrebbero essere neppure
rimpatriate, con il risultato che ci troveremmo
di fronte a una gravissima
emergenza sociale che andrebbe a ricadere
esclusivamente nelle competenze
dei Comuni. Centinaia di migliaia di
persone verrebbero consegnate allo
sfruttamento in schiavitù nel lavoro
dei campi, ad alimentare la popolazione
di baraccopoli dove la criminalità
organizzata italiana rappresenta
l’unico elemento di interlocuzione
con la popolazione locale. Un effetto
assolutamente contrario a ciò che ci si
attenderebbe da un “decreto sicurezza”.
Il permesso per motivi umanitari
potrebbe essere riconosciuto soltanto
per casi residuali, quali gravi malattie
(per il tempo corrispondente alle cure),
e per gravi calamità naturali nel Paese
di origine, per un periodo di sei mesi.
Il secondo gravissimo motivo di preoccupazione
si intravede nelle intenzioni
di distruggere il sistema di protezione
ordinario, lo Sprar (oggetto di studio
in Europa quale modello virtuoso di
accoglienza integrata), che risulterebbe
diventare un sistema di accoglienza
marginale, in quanto non potrebbe più
accogliere i richiedenti asilo e i titolari
di protezione umanitaria.

Una drastica
inversione di tendenza rispetto agli
ultimi venti anni in cui si è cercato,
da parte di tutti i governi, di costruire
un sistema di protezione pubblico e
trasparente. Il sistema Sprar, difatti, è
direttamente controllato dai Comuni
e impedisce qualsiasi profitto per gli
enti gestori, in quanto è un sistema a
rendicontazione, cioè vengono rimborsati
esclusivamente i costi sostenuti e
documentati. Al contrario, il decreto
Salvini, mira a un drastico ridimensionamento
del sistema Sprar, per favorire
il sistema straordinario privato,
il cosiddetto Cas, il quale diventerebbe
il principale sistema di accoglienza».
L’assemblea ha deciso di partecipare
alla giornata di mobilitazione nazionale
che si svolgerà il prossimo 3
ottobre e si articolerà territorialmente,
in preparazione di una mobilitazione
nazionale. A Taranto, in quella data,
si svolgerà una assemblea provinciale
alle ore 17, nel Salone degli Stemmi
della Provincia.

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