26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 12:41:42

Cronaca

​Legambiente attacca: «Non ci sono garanzie»​

Impatto sanitario, necessaria la valutazione. Addendum insufficiente


«Sul caso Ilva – dichiara
Stefano Ciafani, presidente nazionale di
Legambiente – la partita ambientale è
ancora da risolvere insieme alla questione
dei nodi irrisolti, in primis quello della valutazione
di impatto ambientale sanitario
preventiva e quello riguardante il limite
alla produzione. Per questo abbiamo deciso
di scrivere al ministro dell’Ambiente.

Il
futuro dello stabilimento deve prevedere,
a nostro avviso, produzioni che non siano
più pericolose per la salute e l’ambiente
e il governo deve agire senza ricalcare
le scelte che negli ultimi 20 anni hanno
sempre privilegiato gli interessi dell’industria
a scapito di quelli della popolazione.
Il Paese ha bisogno di soluzioni sempre
più innovative e coraggiose in grado di
coniugare la tutela dell’ambiente, la qualità
della vita, la salute dei cittadini e il
diritto al lavoro».

“Se per il passato ci interessa avere
giustizia, e questo è un compito affidato
al processo per disastro ambientale in
corso, per il futuro dell’Ilva e della città
di Taranto vogliamo essere certi che le
attività industriali non arrechino nuovi
danni alla salute e all’ambiente. Per questo
chiediamo al Ministro dell’Ambiente di
procedere quanto prima alla valutazione
preventiva dell’impatto ambientale e
sanitario connesso alla produzione dello
stabilimento siderurgico di Taranto dopo
la realizzazione di tutti gli interventi previsti
dal Piano Ambientale. Non ci sono
norme che impediscano di effettuarla e
solo i suoi esiti potranno fornire risposte
scientificamente attendibili in merito alle
ricadute dell’impianto sulla salute dei
cittadini di Taranto”.

È questa in sintesi la richiesta che Legambiente
rivolge al ministro Sergio Costa al
quale ha inviato una lettera per ribadire
che la città di Taranto non più aspettare.
Non si può chiedere a nessuno di attendere
in silenzio che, a posteriori, venga
confermato quello che già oggi si sa circa
i rischi per la salute che permarrebbero
a fronte di una produzione superiore ai
sei milioni di tonnellate annue di acciaio
ottenuta dal solo ciclo integrale. Per questo
l’associazione ambientalista chiede al Dicastero
dell’Ambiente che la valutazione
preventiva venga effettuata entro il termine massimo dell’apertura delle procedure
autorizzative previste per la riaccensione
di Afo 5, l’impianto che consentirebbe ad
Ilva una produzione di 8 milioni di tonnellate.

L’associazione – nella missiva firmata
da Stefano Ciafani (presidente nazionale
Legambiente), Francesco Tarantini (presidente
Legambiente Puglia) e Lunetta
Franco (presidente Legambiente Taranto)
– ritiene insufficienti le integrazioni al
piano ambientale Ilva, pur apprezzando
l’accorciamento dei tempi per la copertura
dei parchi minerali e la definizione di tappe
temporali intermedie nell’applicazione
di quanto previsto. Legambiente spiega di
aver esaminato l’addendum ambientale e
che quanto previsto al capitolo 4 non dà
garanzie dell’effettiva assenza di rischi
per la salute, specie per gli abitanti del
quartiere Tamburi, il più prossimo agli
impianti. E soprattutto, denuncia, non
c’è alcun impegno a ridurre le emissioni
inquinanti già autorizzate dal Piano Ambientale
e non è presente alcun riferimento
alle emissioni diffuse e fuggitive che pure
hanno un peso rilevante nell’inquinamento
prodotto dallo stabilimento siderurgico.

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