27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca

L’inciviltà non è un film


L’ignobile protesta di via Garibaldi
non può sorprendere né scandalizzare.

Certo, una premessa va fatta: quando
ci si imbatte in eventi eccezionali
come questa gigantesca (almeno per
queste latitudini) produzione cinematografica
è necessaria una concertazione
che sia capace di prevenire
manifestazioni estemporanee come
quelle mortificanti di venerdì mattina.
In altre parole, a monte va fatto
un lavoro che preveda compensazioni
per la città nel suo complesso e ristori
per le attività (quelle in regola
che ne hanno titolo) che dai disagi del
traffico e dalle esigenze delle riprese
subiscano eventuali danni.

Come
avviene altrove.
L’insofferenza dei commercianti di
quella zona era nota da giorni, poi è
esplosa nel peggiore dei modi.
Se questo è accaduto è anche perché
forse – attendiamo chiarimenti – non
è stata svolta una adeguata opera di
prevenzione.
Michael Bay, il regista del film, ha
detto a Firenze, altra città coinvolta
nelle riprese, che questa produzione comporterà una ricaduta economica in
Italia di circa 90 milioni di euro. Non
sappiamo quanta parte di questi milioni
ricadrà su Taranto, di certo non bastano
i cornetti venduti al bar di via Duomo
per avvicinarci a cifre così importanti.
Fermo restando che è innegabile
l’impatto positivo di questi eventi sul
territorio e magari ad averne di queste
produzioni tutto l’anno. Il punto, però, è
un altro: Taranto ha ancora molta strada
da fare per qualificarsi come città
accogliente. Ricordiamo che qualche
anno fa riuscimmo a mettere in fuga la
troupe di Lina Wertmuller.

Una storia
di ordinario pizzo e la produzione
preferì trasferirsi a Brindisi.
E poi l’immondizia: quella riversata
per protesta in via Garibaldi non è
molto diversa da quella che quotidianamente
e con estrema naturalezza
viene abbandonata fuori dai cassonetti.
Quasi ad ogni angolo di strada
vengono accatastati divani sgarrupati,
vecchi televisori, cessi, materassi,
resti di mobilio di cui ci si è voluti sbarazzare senza neppure sprecare la
fatica di digitare il numero dell’Amiu
per il servizio di raccolta dei rifiuti
ingombranti.
Un paesaggio urbano mortificante
al quale purtroppo si finisce per
assuefarsi.
E vogliamo parlare di quel che accade
la notte di Capodanno? E dei
parcheggiatori/estorsori? E dei tre
ruote che vendono impunemente frutta,
verdura, pesce e cozze ad altezza
marmitta? In fondo, pensiamoci,
c’è una Taranto reale che non è così
lontana da quella immaginaria città
disastrata che Michael Bay racconta
nel suo film girato – guarda caso –
proprio a Taranto. Altro che lamentarsi
del ponte girevole con sfondo
Vesuvio.

Qui è l’abc della civiltà che
manca. Riflettiamoci e riflettano
quanti credono che basti chiudere
qualche fabbrica per diventare d’incanto
città turistica.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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