24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

​Bay ha resuscitato i morti del Borgo​

Quei “ciak” nel degrado del cuore di Taranto


Palazzo degli Uffici, con
l’inseguimento sul cornicione già diventato
cult sugli smartphone dei tarantini.
E quello che era l’istituto Galilei, una
parentesi di abbandono in via Pitagora, a
due passi dal Museo Archeologico MArTa.
Sono due dei luoghi del Borgo scelti
da Michael Bay come location (termine
abusato, ma in questo caso ci può stare)
del cinekolossal Netflix 6 Underground,
ultima fatica del regista americano che
ha già portato sul grande schermo la
chiassosa epopea dei Transformers.

Location in realtà non proprio “splendide”,
per parafrasare un’espressione alla
moda: perchè ad essere immortalati dal
cineasta statunitense sono due palazzi
che hanno vissuto tempi decisamente
migliori.
Palazzo degli Uffici in particolare è
diventato – purtroppo – emblema del
degrado che sta divorando il centro di
Taranto.
L’occhio di Bay è andato anche oltre,
rendendo set cinematografico una nota
concessionaria abbandonata sulla strada
per Talsano.
Ci vuole cinema, davvero, per far rinascere
certi tristi scorci di Taranto.
Che è comunque davvero una città cara
alla ‘settima arte’, dai tempi dei film
musicali e simpaticamente ingenui del
periodo del boom, con i marinai e le loro
promesse come protagonisti; e ancora
prima.

La Nave Bianca, del 1941, descrive
in presa diretta i drammi della Seconda
Guerra Mondiale; I pirati di Capri,
1949, è un antisegnano delle avventura
di Jack Sparrow. E 6 Underground non
è la prima produzione a stelle e strisce
a sbarcare nel capoluogo ionico.
Meno costoso, meno action, più “intellettuale”:
Third Person non sarà stato un
grande successo al botteghino, nel 2012,
ma ha portato tra i vicoli della città
vecchia il regista Paul Haggis e l’attore
Adrien Brody, due premi Oscar, che
nel soggiorno tarantino non lesinarono
impegno anche nel sostenere la causa
ambientalista nel pieno del caso Ilva.
Dopo Haggis e Brody e prima di Bay
e Ryan Reynolds ci sono state le italianissime
produzioni di Anche senza
di te, con Nicolas Vaporidis e Myriam
Catania, e Belli di Papà, con Diego
Abatantuono (già stato a Taranto per
Figli di Annibale, anno 1998).

Vaporidis,
sui propri profili social, ha voluto in più
occasioni esaltare la città; Belli di Papà
divenne invece un piccolo “caso”, proprio
per l’immagine negativa che dava
di Taranto allo spettatore.
E a far discutere parecchio fu anche la
mucca morta che galleggiava quasi di
fronte all’Ilva, in MarPiccolo di Alessandro
di Robilant.
Opera d’autore, in ogni caso, come
erano state Io speriamo che me la cavo
di Lina Wertmuller (che trasformò Taranto
in una cittadina campana, come
ha fatto oggi Bay ‘portandola’ in un
immaginario Medio Oriente), Le Acrobate
di Silvio Soldini e Il Miracolo di
Edoardo Winspeare, pellicole in cui
invece è proprio il capoluogo ionico
ad avere un ruolo cruciale. Winspeare,
raffinato autore salentino, definì Taranto
«la città più bella della Puglia».

Storia
diversa quella di un altro film di Lina
Wertmuller, Mannaggia alla Miseria,
divenuto celebre per la fuga notturna
(vera) della troupe a Brindisi dopo una
richiesta estorsiva.

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