16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 17:57:00

Cronaca

​Scoperte preziose nei Baraccamenti Cattolica​

Intervista alla Soprintendente Maria Piccarreta​


Come si è sviluppata nel 2018 l’attività di tutela a Taranto?
Anche quest’anno l’attività di tutela a Taranto è stata ininterrotta (102 autorizzazioni per allacci in città nel solo mese di febbraio) in cantieri aperti per opere di pubblica utilità e per indagini di archeologia preventiva, queste ultime effettuate in zone della città che, per quanto compromesse da interventi edilizi moderni, hanno fornito dati di notevole interesse per la ricostruzione topografica dell’assetto territoriale del centro antico. Un primo importante intervento (archeologia preventiva n.d.r.) è stato condotto, nei mesi da settembre a dicembre 2017, nell’area degli ex “Baraccamenti Cattolica”, già depositi C.R.E.M. della Regia Marina Militare, tra via Di Palma e via Leonida, per il progetto di costruzione di un centro “Salute- Ambiente” della ASL di Taranto con nuovo corpo di fabbrica tra i fabbricati 1 e 2.

Perché questo intervento?
La richiesta della Soprintendenza di effettuare indagine preventiva nell’area attualmente libera da costruzioni è stata per indagare una zona della città antica nella quale erano noti numerosi rinvenimenti effettuati negli anni ’30 del secolo scorso, relativi ad emergenze di carattere funerario inquadrabili tra l’età arcaica e l’età romana parzialmente già edite da Renato Bartoccini e Ciro Drago e in più recenti pubblicazioni dei materiali della necropoli.

Cosa si è scoperto?
La sovrapposizione stratigrafica delle strutture, allo stato attuale delle indagini, non ha ancora consentito di comprendere appieno lo sviluppo diacronico delle evidenze rinvenute, anche a causa delle profonde manomissioni moderne che hanno interessato tutta l’area dei depositi C.R.E.M. nel secolo scorso. Ai primi decenni dell’Ottocento può essere riferito il setto murario nella porzione meridionale del saggio, probabile recinzione di uno spazio destinato ad attività agricole testimoniate dalla presenza di fosse per piantumazioni. La cartografia ottocentesca mostra come questa vasta area fosse stata utilizzata per coltivazioni arboree fin quasi ai nostri giorni. Un dato di interesse è costituto dal fatto che il terreno di riporto che copriva le strutture murarie ottocentesche e gli strati di sistemazione superficiale dell’intera area hanno restituito solo materiali antichi, non inquadrabili oltre l’età romana imperiale, provenienti da aree confinanti delle quali è nota l’importanza dei rinvenimenti. (vedi foto Antefissa a testa di Pan e asse romano di Caligola).

Nella zona centrale del saggio è stato individuato un asse viario con orientamento E-O che con sviluppo obliquo occupa l’intera area di scavo. Sulla superficie stradale, costituita da un battuto di terra fortemente compressa, sono visibili quattro solchi carrai. La frequentazione di età romana è confermata anche da resti parziali di una sepoltura ad incinerazione con corredo databile ad età augustea, rinvenuta nel settore N-E del saggio, che richiama le sepolture di incinerati messe in luce nelle attigue aree di Caserma Mezzacapo e di Caserma Fadini.

Riorganizzazione romana degli spazi urbani ellenistici?
È evidente nelle tracce di bruciato e nella defunzionalizzazione di un secondo asse viario e da un butto (complesso di materiali quali ceramica, vetro, metallo, resti di pasto ed altro che veniva buttato come spazzatura n.d.r.) che ha restituito materiali databili fra V ed inizi II secolo a.C. legati alla sfera domestica e produttiva. Frammenti di piatti e coppe sovraddipinti con motivi vegetali. Lungo questo secondo asse viario si dispongono sepolture a fossa orientate in asse con la strada, di età ellenistica; una fra queste era accompagnata dalla deposizione, di un piccolo cane, con scheletro protetto da parte di un’anfora greco-italica.

Dove ancora è intervenuta la Soprintendenza nel 2018?
Nell’area del parcheggio degli uffici dell’ex Genio Civile, tra le vie Minniti e Leonida, dove era progettata la realizzazione di un impianto di geotermia, lo scavo preventivo (dott.ssa Chiara Prascina della Fabers, direzione Antonietta Dell’Aglio e Laura Masiello). Aperta una trincea lunga circa 45 metri, nell’area di posizionamento delle trivelle. Sotto la soletta d’asfalto presenza di un esteso strato di coppi antichi in frammenti e di materiale ceramico sparso su tutto l’andamento della trincea. Individuato un ambiente ampio circa metri 2,50 per 2 metri di lunghezza, costituito da due muri paralleli con andamento NE-SO, che attraversano tutta l’estensione del saggio, realizzati a secco con elementi calcarei, calcarenitici e pochi agglomerati di materiale concotto (probabile segno di riutilizzo delle strutture di fornaci rinvenute nelle immediate vicinanze).

Lo strato presenta più fasi di deposizione di coroplastica votiva databile dal VI alla fine del IV secolo a.C. La modalità di deposizione delle terrecotte, impilate e parzialmente rotte in situ e la costante associazione delle stesse con vasetti miniaturistici, sembra confermare un’azione volontaria, legata ad aspetti rituali, la cui conferma sembra essere data dal ritrovamento di centinaia di miniaturistici accatastati intenzionalmente su un lacerto di battuto pavimentale, emersi in seguito alla messa in luce di un taglio al centro dell’ambiente.

Ambiente per produzione o per ritualità?
Poco si può dire sulla funzione in quanto l’ edificio è indagato solo parzialmente e in modo marginale rispetto alla sua possibile estensione, tuttavia già notevoli le potenzialità dal punto di vista della lettura della tecnica costruttiva e funzionale. Il materiale messo in luce nelle fasi di scavo, in particolare gli elementi decorativi architettonici quali l’antefissa con testa del dio Pan e i cromatismi dell’intonaco utilizzato per rivestire le pareti, lasciano ipotizzare l’importanza dell’edificio che si pone a ridosso di un asse stradale ritrovato tra il primo settore e quest’ultimo.

Amplierete lo scavo?
L’ampliamento delle indagini nell’area del cortile dell’ex Genio, richiesto dalla Soprintendenza, potrebbe confermare in via definitiva l’andamento del tratto viario. Quest’ultimo potrebbe costituire, infatti, un possibile incrocio con l’ asse viario Est Ovest messo in luce nel corso degli scavi condotti tra Via Oberdan e Via Minniti nel 1990/1991.

L’età dell’edificio antico?
La tipologia del materiale ceramico rinvenuto negli ambienti consente di inquadrare la prima fase costruttiva dell’edificio nell’ ambito del IV secolo a.C. con una frequentazione che si protrae almeno fino agli inizi del II secolo a.C.

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