Cronaca

Quella nave da salvare

L'intervento di Carmine De Gregorio di Nobilissima Taranto


Una lettera aperta al sindaco di
Taranto Melucci, al vice Tilgher ed all’assessore
alla Cultura Marti. A scriverla il presidente di
Nobilissima Taranto, Carmine De Gregorio.

«Correvano
gli anni 1967-68 allorquando nelle acque
di Torre Sgarrata o Torre Zozzoli, in provincia
di Taranto una missione archeologica guidata
dall’archeologo Peter Trockmorton, per conto del
Museo dell’Università di Pennsylvania (USA),
scavò e recuperò il relitto di una nave lapidaria
romana di II sec. d.C. La nave era carica di 23
grandi blocchi di marmo e 18 sarcofagi recuperati
e depositati presso il castello aragonese di Taranto
e poi trasferiti nell’area dell’ospedale militare,
tranne due che furono lasciati comwe segnacolo
sui fondali a 15 m. circa di profondità.

I marmi
provenivano secondo recenti studi dall’isola greca
di Thasos nell’Egeo del nord. Insieme ai marmi
furono recuperate diverse parti dello scafo ligneo,
attrezzature di bordo, chiodi dello scafo, anfore
ed altra ceramica forse della cambusa della nave.
Tutto questo fu portato al castello aragonese negli
ambienti al di sotto della galleria comunale e la
stessa spedizione americana ne iniziò un primo
restauro, allora pionieristico. Poi passarono gli
anni e tra dimenticanze, difficoltà economiche e
problemi burocratici, dopo una quarantina di anni,
la Soprintendenza Archeologica di Puglia trasferì
alcuni reperti in un suo laboratorio di archeologia
sito a Nardò, ma molto è rimasto a Taranto, sempre
nei locali al di sotto della galleria comunale, sconosciuto
ai più e di non facile accessibilità.

Nel 1968
sulla nave Archanghelos con Peter Trockmorton
e gli altri membri della spedizione (americani,
inglesi e neozelandesi) c’era un giovane ricercatore,
Mario Lazzarini, grande personaggio della
cultura tarantina, docente al liceo Quinto Ennio
ed oggi referente storico della nostra associazione
culturale Nobilissima Taranto. Mario Lazzarini è
l’unico testimone italiano sopravvissuto di quella
entusiasmante esperienza che ebbe una importante
eco nel mondo scientifico dell’epoca. Ho saputo
che nei giorni scorsi la Soprintendente arch. Maria
Piccarreta è venuta a Taranto a visionare i reperti
ed avrebbe manifestato la decisione di portarseli a
Nardò. Noi non possiamo tollerare tutto ciò.

Sono
stati abbandonati per tanti anni ed ora, anzichè
pensare a valorizzarli in situ si vogliono portare via
un altro pezzo della nostra memoria e del nostro
patrimonio storico. Nel denunciare tutto questo
chiediamo all’amministrazione comunale Melucci
non solo di intervenire e bloccare il perpetrarsi di
quest’altro scippo, ultimo di una lunga catena,ma
di pensare a programmare un intervento che punti
a valorizzare i resti in situ e renderli fruibili».

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