Cronaca

​Ricciardi, la versione della Soprintendenza​

​Parla Maria Piccarreta: non è nostra competenza​


Collezione Ricciardi:
interviene la Soprintendenza.
«Si vuole subito chiarire» dice la
Soprintendente, Maria Piccarreta
«che la competenza relativa alla
questione è assolutamente esclusiva
del Museo che detiene le opere;
eventualmente degli Uffici centrali
del Ministero, qualora la questione
ruotasse intorno all’effettiva
proprietà, allo stato attuale, della
cosiddetta collezione Ricciardi».

«Il ricorso al Tar – continua Piccarreta
– promosso dalla Diocesi
neretina al fine di ottenere la
restituzione della collezione è
stato notificato nel 2017 anche alla
Soprintendenza che è stata così
coinvolta senza averne
responsabilità alcuna. Pertanto,
la Soprintendenza ha rigettato il
rilievo del silenzio, avendo peraltro
già inviato nell’ottobre del 2016 a
tutte le parti coinvolte una corposa
relazione al riguardo con allegato
quanto conservato agli atti in archivio.
L’invio di tale documentazione
avrebbe garantito a chi di competenza
gli elementi utili per la risposta
che nel frattempo si sarebbe
dovuta dare in sede giurisdizionale
sia nel ricorso che, a questo punto,
in appello. Si fa altresì presente
che prima della suddetta data non
è stata mai sollevata alcuna questione
relativa alla proprietà della
collezione Ricciardi. Il D.M. n. 44
del 23 gennaio 2016 specifica le
competenze delle Soprintendenze
uniche e il DCPM del 23 dicembre
2014 n. 171 definisce le competenze
dei Musei; le responsabilità
di questi ultimi sono concentrate
esclusivamente sul patrimonio
delle collezioni conservate nelle
sale e nei depositi, nei confronti
del quale esercitano anche la tutela.
Alcun ruolo, riguardo alla conservazione
e alla tutela del patrimonio
conservato all’interno dei Musei,
viene considerato a carico delle
Soprintendenze».

«Si ribadisce,
continua ancora la soprintendente
Piccarreta, pertanto, che già alla
data della nota summenzionata del
2017, con la quale alla Soprintendenza
e agli Uffici centrali del Ministero
veniva contestato il silenzio,
la Soprintendenza non aveva alcuna
responsabilità in quanto le proprie
competenze erano limitate alla
conservazione di tutti gli atti di una
gestione secolare della collezione;
dell’apposita realizzazione dell’interpiano
del museo per garantirne
la sua pubblica fruizione; dei
restauri di numerosi quadri realizzati
con finanziamenti del fervente
mondo associativo della città di
Taranto. Una storia, per l’appunto,
lunga più di un secolo che ha visto
il diretto coinvolgimento di tutti
gli Uffici territoriali del Ministero
allora presenti per le diverse competenze,
ovvero la Soprintendenza
Archeologica della Puglia, che
aveva in uso governativo l’edificio e
gestiva il Museo; la Soprintendenza
al Patrimonio storico artistico della
Puglia, competente sulla tutela
delle opere della collezione; la Soprintendenza
ai Beni Architettonici
e al Paesaggio, che progettò
e diresse i lavori dell’interpiano
nonché dell’allestimento. Una storia
passata che, come è noto a tutti
ormai da tempo, si è conclusa con
l’istituzione dell’Istituto autonomo
del Museo Archeologico Nazionale
di Taranto»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche