31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 22:04:00

Cronaca

​No a tagli delle risorse per l’informazione​

Alleanza Cooperative chiede tavolo di confronto col governo


Un Tavolo congiunto
con le rappresentanze del settore
per migliorare la Legge di Riforma
sull’editoria. È questa la richiesta che
l’Alleanza delle Cooperative avanza
al governo a proposito dei paventati
tagli al Fondo per il Pluralismo e
l’Informazione. Tagli che meterebbero
a rischio miglaia di postidi lavoro
in tutta Italia e che colpirebbero soprattutto
i giornali locali, le voci dei
territori.

«La legge sull’editoria, frutto di un
lungo e spesso difficile confronto
tra Governo, Parlamento e parti sociali
nella precedente Legislatura
– spiega l’Alleanza – ha certamente
ancora molte cose da migliorare, ma
rappresenta un primo punto fermo
da cui partire. In particolare, la nascita
del Fondo per il pluralismo e
l’innovazione dell’informazione si è
accompagnata alla scelta di inasprire
controlli e procedure di verifica sulle
condizioni di accesso ai contributi e,
nel contempo, a quella di limitarne la
soglia massima, in cambio di una diversa
certezza per le imprese giornalistiche
di risorse, di tempi e modalità
di erogazione dei contributi. In questi
anni, infatti, tante testate hanno dovuto
chiudere anche per il fatto di non
poter confidare su piani di sviluppo
imprenditoriali che potessero avvalersi
con qualche certezza della quota
di contribuzione pubblica (di media
attorno al 40% del totale delle attività)
prevista dalla legge ma poi regolarmente
dimezzata (ex post).

La nuova
Legge ha, per ora, positivamente
avviato un diverso meccanismo in
grado di dare alle realtà cooperative
e alle altre realtà non profit che abbiano
legittimamente titolo di accesso al
Fondo, una nuova opportunità di programmare
con criteri di efficienza,
efficacia e di valore sociale i propri
piani industriali.
Pare, quindi, indispensabile ed urgente
per Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione poter avviare
un confronto con il Governo che si
basi certo non sui “tagli improvvisi
e unilaterali delle risorse”, che rappresenterebbero
un fatto di assoluta
gravità per il pluralismo nel Paese,
ma su una nuova logica “comune” di
investimento sul pluralismo dell’informazione».


«In una situazione già particolarmente
difficile per l’intera filiera editoriale
e di fronte a fenomeni crescenti di
concentrazione nazionale ed internazionale
(in logica di più accentuata
cross-medialità) – prosegue la nota –
risulta per l’Alleanza delle Cooperative
Italiane Comunicazione sempre
più evidente come non possa essere
solo il mercato il regolatore in grado
di garantire un effettivo pluralismo
delle voci dell’informazione. Alleanza
delle Cooperative Comunicazione
ritiene, infatti, che siano necessarie
diverse politiche di sostegno, dirette
ed indirette, connesse al pluralismo e
alle politiche industriali che siano in
grado di rivisitare gli attuali strumenti
per renderli in grado di corrispondere
a questi nuovi scenari di cambiamento
a tutela della tenuta della
filiera editoriale, di una più ampia
pluralità di voci al suo interno e della
sua qualità, ma anche a sostegno e tutela
delle migliaia di lavoratori che in
questa filiera sono quotidianamente
impegnati».

E la scure sta per abbattersi anche
sulle tv locali. «Lo ha rivelato in audizione
in commissione di Vigilanza
– spiega il deputato Pd, Michele Anzaldi,
segretario della commissione
di vigilanza della Rai – il ministro
dell’Economia Tria, che ha affermato
che il cosiddetto extragettito del canone
Rai non sarà più utilizzato per il
Fondo per le televisioni locali, né per
ampliare la soglia di esenzione del
canone e la riduzione della pressione
fiscale, come invece è accaduto negli
ultimi 3 anni per decisione del Governo
Renzi. Quindi Salvini e Di Maio
non soltanto azzerano il Fondo per
l’Editoria, che contribuisce alla vita
dei giornali di quartiere, delle diocesi,
delle minoranze linguistiche e dei
non vedenti, ma ora eliminano anche
i fondi alle tv locali, che da oltre 20
anni permettono alle tante emittenti
sparse nel territorio italiano di fare
informazione locale. Un accanimento
contro l’informazione e il giornalismo
– conclude Anzaldi – degno dei
peggiori regimi dittatoriali».

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