11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cronaca

Punta Penna, l’intervento tra i più complessi al mondo​

Premiato il progetto di rigenerazione delle condotte del ponte


L’intervento di rigenerazione
delle condotte lungo il Ponte Punta
Penna di Taranto tra i più complessi al
mondo.
La Mostra internazionale delle tecnologie
per il trattamento e la distribuzione
dell’acqua potabile, il trattamento delle
acque reflue e la distribuzione del gas,
in corso a Bologna, la più grande vetrina
delle novità messe in campo dalle
aziende del settore, premia Acquedotto
Pugliese.

Tra le 94 novità in rassegna, una speciale
commissione tecnico-scientifica ne ha
selezionate 17, a cui sono stati assegnati
giovedì scorso gli “H20 Award”. Tra
queste: l’intervento di relining, ovvero di
rigenerazione delle condotte che scorrono
lungo il Ponte Punta Penna – Pizzone
a Taranto, realizzato dalla società Rotech
su progetto dei tecnici di Acquedotto
Pugliese, Giovanni Bramante, Celestino
Davide Tria, Antonio Schinaia e Gianluca
Casamassima.
Con una popolazione di circa 200.000
abitanti – secondo Comune della Puglia
– Taranto è la città dei due mari. Per
collegare la periferia nord a quella sud,
nel 1977 fu costruito il ponte che unisce
le punte Penna e Pizzone.

Lungo 1.907
metri e largo 27, il ponte poggia su 14
campate e presenta due carreggiate e
quattro corsie di marcia. Elevandosi per
circa 47 metri è uno dei ponti su mare
più imponenti d’Europa.
«Un’opera di grande pregio ingegneristico
ma anche architettonico, entrato ormai
nello skiline dell’antica colonia greca.
La rilevanza della struttura non sta solo,
tuttavia, nel consentire il collegamento
stradale tra le due aree della città ma
anche nel permettere l’alimentazione
idrica della città. Proprio sotto il ponte,
infatti, all’interno di un cassone, corrono
le 4 condotte in acciaio di 1200 metri,
del diametro di mezzo metro, poste tra
i due grandi serbatoi che provvedono al
fabbisogno idrico della città: il più grande
“Lato Martina Franca” da 35.000 mc,
nella periferia nord, l’altro di 15.000 mc,
a sud in direzione di San Giorgio Ionico
– spiegano da Aqp.

Attraverso le 4 condotte
transita, in condizione di massimo
esercizio, una portata di circa 500 l/sec
che si distribuisce in modo uniforme
verso i due centri distribuzione urbana,
assicurando il 40% del fabbisogno idrico
della città di Taranto».
Dal lontano 1977 tanta acqua è passata
sotto il ponte, è proprio il caso di dire.
Così come rilevato nel corso di varie
ispezioni realizzate a partire dal 2010,
sono emerse perdite e l’esigenza di rinnovare
radicalmente le condotte e i relativi
organi di manovra.
«L’intervento realizzato, del tipo no dig,
in particolare di close fit lining, consiste
nell’inserimento, all’interno di ciascuna
condotta da rinnovare, di un tubo in
polietilene strutturale, temporaneamente
deformato, che successivamente
all’inserimento, riacquisisce la forma
e dimensione iniziali in modo da aderire
(close-fit) alla parete interna della
tubazioni esistente. Un intervento tra i
più complessi al mondo per complessità
di realizzazione e lunghezza delle
condotte.

L’attestazione è un importante
riconoscimento al lavoro realizzato che
valorizza la lunga e comprovata capacità
progettuale di Acquedotto Pugliese – ha
sottolineato l’Amministratore delegato
della società idrica pugliese, Nicola De
Sanctis. – Sono state adottate soluzioni
innovative che hanno prodotto un risultato
efficace senza causare interruzioni
e disagi nell’erogazione del servizio».

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