27 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2021 alle 16:40:07

Cronaca

Processo ​Ambiente Svenduto, in aula una Taranto che non c’è più​

Istituzioni, politica, grande industria: ecco cosa è cambiato


Assistere alle udienze
del processo “Ambiente Svenduto”
significa sfogliare pagine di storia di
una Taranto che non c’è più.
Una Taranto istituzionale, politica,
della grande industria, in gran parte
spazzata via dalla bufera giudiziaria
abbattutasi sui vertici dell’Ilva. Dei
44 imputati (persone fisiche) Gianni
Florido è un ex presidente della
Provincia, Michele Conserva un
ex assessore all’ambiente, entrambi
costretti alle dimissioni dalle misure
cautelari ricevute nel corso dell’inchiesta;
e lo stesso ente non è più
quello dell’epoca dopo la riforma del
2016.

Ezio Stefàno non è più sindaco
dallo scorso anno, dopo due mandati.
I Riva non sono più proprietari dello
stabilimento. Il patron Emilio Riva è
morto ad aprile del 2014, il direttore
dello stabilimento Luigi Capogrosso
e il responsabile delle relazioni esterne
Girolamo Archinà si dimisero
dopo l’arresto e altri dirigenti dello
stabilimento sono in pensione o lavorano
in altre aziende. Monsignor
Benigno Papa, che nel processo è
testimone, non è imputato (è bene
precisarlo), è in pensione dal 2012.
I fatti oggetto del procedimento sono
datati, risalgono al 2010 e diversi capi
d’imputazione rischiano di essere
cancellati dalla prescrizione. A meno
che qualche imputato non faccia
rinuncia, col rischio di trascorrere
chissà quanti altri anni con una spada
di Damocle sulla testa oppure di
dover fare i conti con le conseguenze
della Legge Severino se ricopre cariche
pubbliche.

In 105 udienze celebrate finora
dinanzi alla Corte d’Assise, senza
considerare quella della falsa partenza
del dicembre 2015, sono stati esaminati
circa un centinaio di testimoni
da pubblici ministeri, avvocati delle
parti civili e degli imputati.
La lunga lista dei testi dell’accusa,
molti dei quali citati da altre parti
processuali, non è ancora esaurita.
Tracciare un bilancio, quindi, è ancora
presto, anche se non sembrano
esserci prove per quanto riguarda le
accuse di corruzione e concussione.
Elementi generici e labili non hanno
retto la prova del contraddittorio
animato da un collegio difensivo
molto agguerrito. Ipotesi riportate
sulle informative che gli investigatori
non hanno confermato in aula, prima
fra le quali quella della presunta
tangente di 10.000 euro. La somma
prelevata da Archinà dal cassiere
dell’Ilva, a marzo 2010, era destinata
alla consueta offerta pasquale alla
Curia, ha dichiarato in aula monsignor
Papa. Circostanza, peraltro,
confermata dal contenuto di alcune
intercettazioni esibite dalla difesa.

Quindi quelle banconote non erano
per il professor Liberti, perito della
Procura di Taranto sulle emissioni
di diossina.
A ciò si aggiunge il capitolo intercettazioni
con quelli che i difensori
hanno definito atti “additivi” o “creativi”,
ossia parole assenti nell’audio
ma presenti in alcune trascrizioni.
Discrasie con conseguenze pesanti,
costate l’arresto all’ex presidente
della Provincia Florido.
Con l’interrogatorio fiume dell’ingegnere
Barbara Valenzano, uno dei
custodi quattro giudiziari nominati
dal gip Patrizia Todisco dopo il
sequestro dell’area a caldo, l’esame
dei testimoni è entrato in una fase
molto tecnica, relativa alla gestione dello stabilimento, come dimostra la
presenza in aula dei direttori dello
stabilimento finiti sul banco degli
imputati. L’esame va avanti da cinque
udienze e dovrebbe concludersi
questa settimana. Dopo saranno
chiamati a deporre gli altri due
custodi, Emanuela Laterza e Claudio
Lofrumento (il commercialista
Mario Tagarelli è stato ascoltato il
3 ottobre).
Il presidente della Corte d’assise
Stefania D’Errico ha fissato le prossime
udienze nei giorni di martedì,
mercoledì e venerdì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche