Cronaca

​Droga e telefonini arrivano in carcere col drone​

​Il piano è fallito dopo che l’apparecchio telecomandato ha urtato contro alcuni fili ed è precipitato​


La mala usa i droni per far entrare droga e
telefonini in carcere.
La scoperta, mercoledì sera, quando un agente di polizia penitenziaria
si è accorto che l’apparecchio elettronico prima
di arrivare a destinazione è finito contro alcuni fili ed è
precipitato.
Con il drone hanno tentato di fare entrare nella casa circondariale
di largo Magli due telefonini cellulari completi di
cavetto e ricarica usb e cinque wurstel infarciti di sostanza
stupefacente.

A quanto pare l’ingegnoso piano prevedeva anche, per
distogliere l’attenzione, l’esplosione di fuochi di artificio
all’esterno del carcere mentre il drone veniva teleguidato.
L’apparecchio sarebbe dovuto arrivare nel posto giusto
grazie alla fiammella di un accendino che un detenuto
aveva accesso dalla finestra della sua cella.
Drone, telefonini e droga sono stati sequestrati dalla polizia
penitenziaria che, coordinata dalla Procura tarantina, in
queste ore sta indagando sul clamoroso tentativo di fare
entrare in carcere stupefacente e cellulari. Sul caso si
registra l’intervento di Leo Beneduci e Angelo Palazzo,
rispettivamente segretari generale e provinciale dell’Osapp
e di Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe.

“Purtroppo le denunce del Sappe, sindacato autonomo
polizia penitenziaria sulla drammatica situazione del
carcere di Taranto, dovuta al sovraffollamento ed alla
gravissima carenza di poliziotti trovano riscontri sempre
più evidenti e pericolosi- scrive Pilagatti- non bastavano gli
eventi critici: aggressioni, autolesionismo, suicidi e tentati
suicidi. Eppure lo abbiamo denunciato da diverso tempo
che la tecnologia si è messa al servizio della malavita
per cui far entrare materiale vietato è diventata la cosa
più facile e meno rischiosa per i detenuti consci che la
sicurezza del carcere è scesa a livelli molto pericolosi.
Da tempo chiediamo interventi concreti anche contro
questo fenomeno che non è presente non solo a Taranto,
ma anche in altre carceri della Regione a partire da Bari,
chiedendo all’amministrazione di correre ai ripari, ma
inutilmente.

Non sappiamo se questo sia stato il primo tentativo
a Taranto, poiché a seguito della carenza di poliziotti
il muro di cinta è pressochè sguarnito, e l’unico agente
che viene utilizzato per la ronda, il più delle volte deve
fare anche altre cose. Chiediamo che il prefetto convochi
con urgenza un comitato sull’ordine e sicurezza pubblica
sulla situazione del carcere di Taranto.
A questo punto ci chiediamo cosa deve succedere ancora
affinchè i vertici del Dap e il Ministro della Giustizia
prendano provvedimenti”.
Leo Benduci e Angelo Palazzo dell’Osapp, l’organizzazione
sindacale autonoma polizia penitenziaria, sottolineano
che: “come semnrpe in fatto di tecnologia, la criminalità
organizzata è al passo con i tempi a differenza dell’amministrazione
penitenziaria che per problemi di disorganizzazione
costringe la Polizia penitenziaria a mantenere a
livello del secolo scorso sia le proprie dotazioni in ausilio
del servizio e sia il proprio bagaglio di aggiornamento
professionale.

In tal senso se devono salutarsi con favore le 1240 assunzioni
straordinarie per la Polzia penitenziaria previste
nella prossima manovra finanziaria, sempre che la stessa
sia mantenuta, non possono che continuare a destare
perplessità la pressochè assoluta mancanza di uniformi
del Corpo, la pericolosa vetustà dei mezzi di trasporto e
l’altrettanto dannosa assenza di strumenti per prevenire le
aggresisoni ai danni del personale quali ed anche gli spray
al peperoncino o i taser.
L’auspicio ancora una volta è che l’Esecutivo si renda
conto che gran parte della sicurezza della collettività si
costruisce attraverso una oculata gestione del carcere che
necessariamente passa attraverso la rivalutazione del ruolo
e dell’oreganizzazione del Corpo di Polizia penitenziaria
quale unico Corpo di Polizia dello Stato addetto contemporaneamente
a funzioni preventivo- repressivo del crimine
e allla risocializzazione dei detenuti”.

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