Cronaca

“Ferrante incompatibile tra i custodi”: Procura all’attacco


TARANTO – Partita doppia. E doppio, nuovo, braccio di ferro tra Procura della Repubblica e Ilva. Oggi, in tribunale, udienza sull’appello presentato dai magistrati che invocano la sospensione dell’immediata esecutività dell’ordinanza del Tribunale del 28 agosto con la quale, tra l’altro, venne disposto il reintegro del presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, nella funzione di custode giudiziario degli impianti sequestrati. Fuori dal gergo tecnico, la Procura sostiene che l’ex prefetto di Milano oggi al timone del siderurgico è incompatibile con la carica di custode giudiziario, e deve essere quindi estromesso dal pool composto anche dai tre ingegneri nominati dal gip Patrizia Todisco.

Un tema, quello della presenza di Ferrante tra i quattro custodi, già al centro di un’aspra battaglia legale visto che il gip aveva indicato originariamente il dottor Tagarelli, presidente dell’Ordine dei Commercialisti, come responsabile della ‘parte amministrativa’ del pool. Il Riesame aveva reintegrato Ferrante, rimosso successivamente dalla Todisco ma reintegrato dal tribunale. L’appello è stato proposto in attesa della decisione sul ricorso presentato in Cassazione dalla Procura contro la stessa ordinanza. Domani, poi, sarà il Tribunale del Riesame ad esaminare il ricorso dei legali dell’Ilva contro il secondo ‘no’ del giudice delle indagini preliminari alla remissione in libertà di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, tutti agli arresti domiciliari dal 26 luglio nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’azienda. Riprende con forza, quindi, il braccio di ferro tra magistrati ed azienda; la stessa Procura tarantina, tra l’altro, ha fatto notificare 59 avvisi di conclusione delle indagini preliminari a titolari di imprese e dipendenti dell’Ilva di Taranto e Genova, e della sede centrale di Milano, perchè avrebbero “incentivato” il meccanismo che ha portato l’azienda a pagare su una serie di contratti oltre tre milioni di euro in più rispetto al valore effettivo dei beni strumentali forniti. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa e concorso in truffa, contestati oltre cento episodi. A dare il via all’inchiesta, nel 2009, un esposto alla Procura dell’avvocato Egidio Albanese, uno dei legali dell’Ilva. L’aspetto giudiziario della vicenda-Ilva, quindi, entra in una settimana delicatissima che potrà dire molto sul futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, dal 26 luglio sotto il fuoco incrociato della magistratura. L’esito della partita doppia in programma tra oggi e domani, con due questioni fondamentali sul tappeto come la nomina di Ferrante tra i custodi e la libertà per Emilio e Nicola Riva, segnerà – comunque vada a finire – un punto fondamentale in questo complesso gioco di specchi.

Giovanni Di Meo

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