Cronaca

​Sgominata banda dedita ai furti d’auto​, tutti i nomi degli arrestati

Il blitz "500 Cash" della Squadra Mobile


Sgominata una organizzazione
dedita nel riciclaggio delle auto rubate e
al “cavallo di ritorno”.

Dieci gli arresti eseguiti dai poliziotti della
Squadra Mobile, all’alba di oggi, nel blitz
“500 Cash”. In carcere sono finiti Franceso
D’Angela 32 anni; Cataldo Laneve, 49;
Vincenzo Martinelli, 35; Mirko Schiavone,
29. Agli arresti domiciliari Vito Calella,
35 anni; Emanuele, Capuano, 37; Danilo
Cossu, 28; Cipriano Florio, 32; Graziano,
Laneve, 42; Damiano Mastropietro, 36. I
provvedimenti restrittivi sono stati emessi
dal gip Benedetto Ruberto su richiesta del
pm Lanfranco Marazia.
Grazie alle indagini avviate nel febbraio
scorso è stata messa ko una organizzazione
specializzata nei furti di autovetture di
ultima generazione (Fiat 500, Fiat Panda,
Lancia Y e Land Rover “Evoque”), ricettazione
ed estorsione nei confronti dei legittimi
proprietari (c.d. “cavallo di ritorno”).

Un’associazione che poteva vantare la
disponibilità di mezzi e infrastrutture (di
arnesi ed attrezzi per scassinare le autovetture
o per la “cannibalizzazione”; di
centraline elettroniche; di locali “sicuri”,
anche fuori provincia, in cui custodire i
materiali necessari a compiere i furti oppure
in cui parcheggiare provvisoriamente
i veicoli rubati), di figure professionali
di comprovata esperienza (meccanici e
carrozzieri). Un’associazione in grado di
porre in essere con sistematicità numerose
operazioni , al punto da indurre uno degli
indagati a sostenere “… taglia le macchine
e le portiamo…ogni giorno ne porto una!”.
Accanto alla figura dei capi, persone dall’elevata
caratura criminale, che decidevano
le operazioni da compiere, tenendo le fila
delle trattative con le vittime delle estorsioni
nonché i rapporti con le figure professionali
che cooperavano per il riciclaggio delle
vetture rubate, e talvolta chiamati pure ad
appianare piccoli contrasti insorti tra i vari
membri in ordine alla spartizione dei profitti,
si ponevano altri complici (fra cui anche
una donna, non destinataria di misura) che
collaboravano nei furti e nella gestione dei
“cavalli di ritorno”, ed il cui contributo
era tuttavia indispensabile in vista della
realizzazione dei vari colpi pianificati dai
vertici.

In tutto le persone indagate sono
22. Intercettazioni, servizi di appostamento
e pedinamento, perquisizioni e sequestri.
Le conversazioni risultavano ovviamente
connotate da un’elevata allusività, ricorrendo
gli indagati alla loro “codificazione”
o “criptazione”, adoperando espressioni
simboliche, come ad esempio il termine
«ragazze» per indicare le vetture rubate o
«vendita» per alludere all’operazione del
“cavallo di ritorno”.
A proposito di quest’ultimo aspetto dell’indagine,
in alcuni casi le vittime denunciavano
il furto della propria autovettura, per
poi, a distanza di qualche giorno segnalarne
l’avvenuto “rinvenimento” sulla via pubblica.
Circostanza che ha destato ovviamente
sospetto.

Le indagini hanno in effetti consentito
di appurare in più casi che l’auto di
cui veniva denunciato il furto si trovava
nella disponibilità degli indagati – i quali
provvedevano poi a spostarla e collocarla
nel luogo ove poi il proprietario la ritrovava
–, e che le persone offese si mettevano in
contatto (il più delle volte tramite parenti
o persone amiche) con gli stessi indagati;
il che ha dato prova di come la vettura venisse
fatta ritrovare a fronte del pagamento
di un riscatto.
Da segnalare come i furti delle auto venissero
consumati nel giro di pochi minuti ed
anche in pieno giorno. Significativo quanto
riferito da una delle vittime, che in data 20
aprile 2018 denunciava il furto della propria
autovettura avvenuto pochi istanti prima,
praticamente sotto i suoi occhi.

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