Cronaca

​Disastro ferroviario, indagato anche ingegnere tarantino​

Un alto dirigente del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti


Anche un ingegnere
tarantino, tra i 19 imputati del
processo relativo all’incidente
ferroviario avvenuto il 12
luglio del 2016 a metà strada fra Andria e Corato, che causò 23 morti
e 51 feriti.
Si tratta di un alto dirigente del
Ministero delle Infrastrutture e
Trasporti, il cinquantunenne P.M.,
difeso dall’avvocato Francesco
Marturano. Per l’ingegnere tarantino
la Procura di Trani ha chiesto
il rinvio a giudizio per omissioni
nella vigilanza e controllo.

Il gup
del Tribunale di Trani dovra quindi
decidere se rinviare a giudizio l’alto
dirigente. L’avvocato Marturano
sostiene che l’ingegnere tarantino
non abbia violato alcuna norma e
che le colpe ricadono sui dipendenti
della Ferrotranviaria che avrebbero
malgestito il cosidetto blocco telefonico.
Il terribile scontro avvenne
in una zona a binario unico gestito
con blocco telefonico. I ferrovieri
dopo l’incidente secondo l’accusa
avrebbero tentato di alterare i registri
e pertanto alcuni rispondono
anche di falso. La Procura di Trani
ha chiesto il rinvio a giudizio per
18 persone e per la società Ferrotramviaria
nel procedimento sullo
scontro fra due treni avvenuto il
12 luglio 2016. Gli imputati sono
accusati, a vario titolo, di disastro
ferroviario, omicidio colposo,
lesioni gravi colpose, omissione
dolosa di cautele, violazione delle
norme sulla sicurezza sul lavoro e
falso.

Rischiano il processo, oltre a
capostazione e capotreno, dirigenti e funzionari di Ferrotramviaria,
anche il direttore generale del
Ministero delle Infrastrutture, e
Trasporti e due alti funzionari,
tra i quali l’ingegnere tarantino,
accusati di non aver compiuto verifiche
periodiche e adottato provvedimenti
urgenti per eliminare il
sistema del blocco telefonico su
quella tratta a binario unico. Prossima
udienza il 30 ottobre.

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