27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca

Cementir, dramma lavoro

Annunciata la chiusura dello stabilimento. La Fillea accusa i parlamentari ionici


«Scongiurare i licenziamenti
annunciati da Cemitaly
per i 67 lavoratori del sito di Taranto
(ex Cementir) attraverso proroga
Cigs area crisi complessa così come
chiesto da Feneal,Filca,Fillea. A
rischio lavoro e bonifica nel totale
disinteresse dei parlamentari eletti
a Taranto».

Così con un tweet
Francesco Bardinella, segretario
della Fillea Cgil di Taranto, accende
i riflettori sulla vicenda del cementificio
di Taranto.
Ad intervenire è anche il segretario
provinciale del Partito Democratico,
Giampiero Mancarelli. Che tira
anche lui in ballo i parlamentari
ionici: «Cementir, oggi Cemitalia,
licenzia i 67 lavoratori di Taranto.
Lavoratori che rischiano di rimanere
senza tutele dal 21 dicembre.
Ma al danno si associa la beffa per
la possibile mancata bonifica del
sedime industriale esistente a causa
dell’abbandono del sito. Quindi,
una fabbrica chiusa e operai senza
lavoro. Nei fatti una versione
mignon di ciò che sarebbe potuto
accadere con la paventata chiusura
dell’Ilva.
Servirebbe una iniziativa seria dei
parlamentari ionici a garanzia dei
lavoratori e della bonifica dell’area
in questione.
Ma dove sono e che fanno i parlamentari
della nostra provincia?

Il deputato Giovanni Vianello dei
5 stelle, di recente, ha presentato
un’interrogazione su uno “schiuma
party”, degli altri non si hanno
notizie. Ma come, per i lavoratori dell’Ilva c’era un piano B (di cui
si sono perse le tracce) e per i lavoratori
di Cemitalia non c’è nessuna
soluzione degna? Noi, il Pd,
ci stiamo già muovendo per sollecitare
un intervento del competente
Ministero. Non è più il tempo
della propaganda, adesso bisogna
risolvere i problemi». La Cemitaly
in un comunicato ha evidenziato
“l’impossibilità di rifornirsi di loppa
d’altoforno dal limitrofo stabilimento
Ilva, verificatasi nel 2018,
nonché l’impossibilità di reperire
sul mercato tale materia prima a
costi sostenibili”. Questa condizione
ha “determinato la sospensione
a tempo indeterminato di tutte le
attività di produzione sviluppate
nello stabilimento di Taranto”.

Ha
poi, più in generale, rimarcato “la
situazione di gravissima recessione
verificatasi in Italia negli ultimi
anni e tuttora perdurante”, situazione
che “ha duramente coinvolto il
settore dell’edilizia, determinando
una significativa contrazione della
domanda di materiali da costruzione
e quindi anche della domanda di
cementi”. A causa della crisi, conclude
la nota, la società “ha dovuto
adeguare l’offerta alla domanda,
programmando una riduzione delle
produzioni e attuando una pluralità
di azioni mirate al contenimento
dei costi e ai recuperi di efficienza”.
Un vertice al ministero del Lavoro
per vedere come procedere è
fissato per martedì 23 ottobre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche