Cronaca

Lavoro e Famiglia a Taranto

Dibattito a più voci in vista del Forum delle Associazioni Familiari in Puglia


“Lavoro e famiglia”. E’ un binomio indissolubile
perché l’una non può formarsi e vivere bene, o
almeno dignitosamente, senza l’altro. Scontato l’assioma?
Sembrerebbe, anzi dovrebbe. Negli ultimi anni, però, l’identità
familiare classica è stata messa in crisi dal diffuso
fenomeno della “convivenza” tra partner. I motivi? Sono
diversi ed uno dei più decisivi è anche il fattore economico
provocato da una certa precarietà del lavoro che non si
riesce sempre a stabilizzare.

“Lavoro e famiglia: occupazione e natalità in Puglia” è
stato il tema del convegno svoltosi sabato scorso nell’auditorium
della Lumsa. Un dibattito a più voci autorevoli per
prepararsi bene al prossimo “Forum delle Associazioni
Familiari di Puglia”.
Il neo assessore Cosimo Borraccino, presente al dibattito,
ha un compito abbastanza complesso con la delega allo
“sviluppo economico” che comprende vari settori: competitività,
attività economiche, energia, reti ed infrastrutture
materiali per lo sviluppo, ricerca industriale ed innovazione.

«Siamo consapevoli che la famiglia in quanto cardine del
progetto, sociale ed anche economico ha bisogno di certezze,
di stabilità, di lavoro ed occupazione per procreare
natalità. Ciò si può ottenere ovviamente con iniziative
idonee per la creazione di imprese per uscire lentamente
ma con decisione da una certa monocultura. Il caso Taranto
è emblematico al riguardo. Non si può certo pensare che
dall’oggi al domani si possa cambiare un tipo di economia
che ha pesantemente pervaso il territorio in tanti anni.
Gli attuali governanti, infatti, hanno dovuto fare marcia
indietro sull’ipotesi pre-elettorale di cambiamento radicale
con l’annullamento dell’Ilva, rendendosi conto che
la nostra economia occupazionale e sociale ne avrebbe
risentito. Uscire pian piano dalla monocultura dell’acciaio
si può ma per sostenere questa diversificazione dobbiamo
varare strumenti legislativi adeguati.

Il compito affidatomi
è proprio quello di produrre attrattiva alle imprese
che mostrano interesse ad investire in Puglia. In concreto,
ritengo che le Zes (zone economiche speciali) siano una
buona opportunità: quella jonica con Taranto e la Basilicata
e quella adriatica col Molise. Servono buone infrastrutture
tra porti ed aeroporti per favorire le imprese investitrici.
Ci sono buoni esempi nel mondo in questo campo. Senza
dubbio sono importanti e direi esiziali per l’obiettivo di
crescita delle imprese, start up comprese. La Puglia, però,
non è messa male. Nella rendicontazione del 2018 abbiamo
ormai raggiunto l’obiettivo di un ulteriore 6% che ci
dà la premialità di ben 450 mln da spendere sino al 2020.

A Taranto, purtroppo, dobbiamo lamentare un aumento di
disoccupazione, per cui è quanto mai opportuno agire con
gli strumenti che ho prima descritto e non solo: puntare a
favorire di più l’intrapresa personale che è quella che genera
più cultura economica e sociale».
Pietro Panzetta, docente di Politiche del lavoro della
Lumsa, nella sua relazione ha puntato l’obiettivo alcuni
aspetti fiscali che ridotti in maniera significativa, possono
agevolare le imprese.
«Tutti gli operatori che fanno impresa, piccola o media che
sia, devono essere sostenuti ed incentivati. Non c’è dubbio!
In quest’ottica noi chiediamo al territorio e, in particolare,
alla Regione Puglia di fare buone operazioni di marketing
per attrarre nuova economia, nuova produttività perché solo
così si possono favorire nuove opportunità occupazionali
per i nostri giovani».
«In concreto, in questo incontro, chiediamo di adottare una
decontribuzione fiscale, dove lo stato non dovesse garantire
tale soluzione. In tal modo il nostro territorio sarà ancora
più attrattivo per nuove imprese.

Vedo bene iniziative in
un mix di settori come la cultura, l’ambiente, l’ecologia,
alternativi alla grande industria. Ci sono interessanti segnali
positivi. L’Irap è un’imposta giusta perché finanzia il
servizio sanitario nazionale. L’errore è dove e su chi viene
applicata e cioè sugli elementi propulsivi del sistema del
lavoro dipendente. Non si può assoggettare a tale imposta
coloro che creano le condizioni di esistere come attività
lavorativa che crea, quindi, occupazione e risorse economiche
preziose».

Le conclusioni sono state dell’arcivescovo mons. Filippo
Santoro, anche in qualità di presidente della Commissione
Episcopale per i problemi sociali, del lavoro, della giustizia
e pace.
«Stiamo cercando linee operative, sia
nel campo del lavoro che sul tema della
natalità che è gravissimo. Ricordiamo
che la disoccupazione giovanile si attesta
ancora sul 50%, per cui servono proposte
concrete proprio per dare risposte a
queste esigenze fondamentali perché nel
lavoro e nella famiglia si gioca la dignità
delle persone».

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