02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

​Sergio Rubini: ««Taranto bellissima, ma col cuore malato»​

Il noto regista è stato intervistato da Flavia Piccinni


Ha parlato anche di
Taranto, e dei sui cittadini, il noto
regista Sergio Rubini che è stato
intervistato su Huffington Post dalla
scrittrice tarantina Flavia Piccinni.
Nel corso del colloquio si è parlato
anche del nuovo film di Rubini,
Il grande spirito: «sarò insieme a
Rocco Papaleo. Lui è un barone
rampante che non vuole scendere
dalla sua terrazza, io un poveraccio
che si nasconde per sopravvivere. È
interamente ambientato a Taranto».

Da qui l’occasione per parlare della
città e della questione Ilva: «Taranto
è una delle città più belle d’Italia, e
ha un cuore malato. Ha una doppia
ferita aperta: l’Ilva e il centro storico.
Penso che la questione dell’Ilva
verrà risolta esattamente il giorno
dopo in cui il problema del centro
storico, espressione di una cultura
bistrattata e messa in un angolo, avrà
trovato una soluzione».
Chiede Piccinni: Come è stato girare
a Taranto? «Cosa vuole che le
dica? Ho trovato della gente fantastica,
operosa, ma anche ferita. Sembra
quasi che i tarantini si sentano
colpevoli di portare addosso questa
ferita che gli è stata inferta. Ho visto
più pompe funebri a Taranto che in
qualsiasi altra città. C’è un clima
mortale. Ci pensate alle persone che
nei wind day devono stare chiuse
in casa? C’è un’ipocrisia profonda.
Perché i tarantini non scendono in
piazza tutti insieme? Perché non lo
fanno?».

Perché? «Perché sono piegati. Il
problema dell’Ilva sarà risolto solo
quando i tarantini diranno basta,
ma dovranno prima essere attrezzati
culturalmente. Quando hai un problema,
pensi a come devi svoltare la
giornata. È necessaria una visione
del futuro».
Non è forse un problema che riguarda
l’intero Paese? «Il nostro Paese
è il Paese dell’oblio e della dimenticanza.
Penso all’integrazione.
Abbiamo dimenticato di essere figli
e nipoti di immigrati. Mio nonno
arrivò clandestinamente negli Stati
Uniti. Vendeva ghiaccio a New
York. Questa malattia dell’oblio è la
nostra sconfitta. Dimentichiamo la
cultura, la ricerca, tutto quello che
ci ha resi famosi al mondo. Viviamo
alla giornata, come se non esistesse
domani».

Dipinge un quadro drammatico. Mi
dica che c’è una via d’uscita. «Il
raggio di speranza sono i giovani,
ma bisogna avere il coraggio di
difendere quella luce». Da chi va
difesa? «In Italia abbiamo avuto
una cattiva politica, e anche dei cattivi
intellettuali. Ci siamo convinti
che gli ideali coincidessero con le
ideologie. Siamo stati affetti da un
modernismo che ci ha tolto ciò che
siamo. Abbiamo pensato che non
esiste la destra e la sinistra, e che
siamo tutti uguali. Ma non è vero.
Questo miscuglio ha creato il nostro
pericoloso presente».

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