28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

Cronaca

​Le associazioni tarantine attaccano il Ministro Di Maio

​Lettera firmata da Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FlmUniti Cub, Giustizia per Taranto, Legamjonici, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Movimento TuttaMiaLaCittà Taranto


«Ministro Di Maio, la
questione Ilva era e resta una questione
politica, benché Lei l’abbia volutamente
condotta su un piano prettamente giuridico
e tecnico». È quanto si legge in una
lettera al ministro, firmata da Comitato
Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti,
FlmUniti Cub, Giustizia per Taranto, Legamjonici,
Tamburi Combattenti, Taranto
Respira, Movimento TuttaMiaLaCittà
Taranto.

«Tutti i governi precedenti erano
mossi dalla chiara volontà di salvaguardare
la produzione, il profitto e la finanza
ed in nome di questi hanno prodotto una
legiferazione straordinaria imponente, a
discapito di abitanti e territorio, entrambi
devastati dall’azione politica e industriale.
Ministro Di Maio, il suo Governo non
ha rivisto neppure uno dei provvedimenti
con cui i suoi predecessori hanno vessato
la nostra comunità e la nostra terra in
modo tanto abominevole. Non uno che
fosse uno. Chi può mai credere poi che
lo Stato non possa essere nella condizione
di annullare una gara o trovare un
modo per boicottarla? Lei ha mentito a
Taranto sul contratto ed anche riguardo
alle migliorìe che dice di aver ottenuto
sull’ambiente e sul lavoro e sta continuando
a farlo». Le associazioni scrivono a
Di Maio che «non essere a conoscenza
del contratto prima delle elezioni che,
non è una scusante, ma un’aggravante,
rispetto all’altissima responsabilità di
una candidatura politica ed alle promesse
fatte senza tentennamenti riguardo alla
chiusura del siderurgico.

Lei, Ministro,
ha sostenuto che se il contratto non fosse
stato già chiuso avrebbe previsto la riconversione
della sola area a caldo della
fabbrica e non di tutte le fonti inquinanti
come riportato nel contratto di Governo.
Non ha previsto nessun piano per
rimuovere l’enorme quantità di amianto
ancora presente nel sito Ilva di Taranto.
Ha lasciato che le discariche di rifiuti
speciali di Ilva rimanessero a carico dello
Stato. Del Piano per la riconversione
economica e sociale di Taranto ha parlato
solo in campagna elettorale e lo fa ora
per rabbonire i tarantini, quando invece
poteva essere un’occasione per ridare
fiducia nel cambiamento piuttosto che
nel salvataggio della fabbrica».

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