30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 22:43:00

Cronaca

“Mio padre non sta bene, ha perso una trentina di chili”


TARANTO – Il provvedimento è giunto ieri quando, in serata, l’ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito ha lasciato il carcere di Turi per tornare a casa. Gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per via delle precarie condizioni fisiche che mal si concilierebbero con la detenzione in carcere. Questa mattina abbiamo contattato suo figlio Mario, consigliere comune di At6, per chiedere informazioni circa lo stato di salute del leader storico della Lega d’Azione Meridionale: «Mio padre era provato. L’ho trovato abbattuto e giù di tono. Non si può certo dire che stia bene fisicamente visto che, tra gli altri problemi, è dimagrito di una trentina di chili». Giancarlo Cito, dunque, è ritornato nella sua Taranto dopo il trasferimento nel carcere barese di Turi decretato una decina di giorni fa.

Provvedimento giunto, con ogni probabilità, per via del sovraffollamento del carcere di Taranto ma anche perché quella di Cito risulta essere una pena definitiva da scontare quindi in una casa di reclusione, proprio come quella di Turi. Una decisione peraltro arrivata a pochissimi giorni di distanza dallo sconto di pena. All’inizio di ottobre, infatti, la Corte di Appello di Lecce ha accolto la proposta degli avvocati Michele Luccarelli e Fausto Soggia di unificare le tre sentenze per le quali l’ex amministratore era stato riportato in carcere lo scorso aprile: otto anni e sei mesi e non più undici e sei mesi. Reati che Cito avrebbe compiuto tra gli anni 1993 e 1997, prima in qualità di sindaco di Taranto e poi come esponente di spicco della Lega d’Azione Meridionale, tra il 1995 ed il 1997. Per il caso Cervelli, Cito, accusato di concussione, avrebbe dovuto scontare 5 anni e sei mesi. Per la storia relativa alla negazione all’utilizzo dello stadio Iacovone la condanna sarebbe stata di due anni, mentre per il porticciolo di 4 anni. Pene che, con il riconoscimento della continuazione, sono state rimodulate in complessivi otto anni e sei mesi. In rapida successione il trasferimento nel carcere di Turi ed il provvedimento che ha concesso all’ex primo cittadino gli arresti domiciliari.

F.M.

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