04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

​«Delusi dal ministro». La Grillo nel mirino​

​Peacelink e Daniela Spera di Legamjonici attaccano la titolare del dicastero della Salute​


«L’impegno che chiedevamo
al governo non era quello che il ministro
dice di voler assicurare (a «vigilare,
con particolare attenzione, sui danni che
le emissioni e le polveri prodotte dall’IIva
sono in grado di provocare”, ndr). Quello
che chiedevamo era una valutazione preventiva
dei danni sanitari che potrebbe
provocare Arcelor Mittal con il suo piano
ambientale. Senza una valutazione preventiva
non è possibile fare prevenzione e
non è possibile fare una scelta informata
e consapevole sull’efficacia del piano
ambientale».

L’associazione Peacelink
non nasconde la propria delusione all’indomani
dell’incontro che il ministro della
Salute Grillo ha avuto con una delegazione
di cittadini che hanno fatto presente
la situazione sanitaria connessa all’inquinamento
Ilva. «Nel caso in cui il piano
ambientale provocasse malattie e morti
in eccesso occorre saperlo prima e fare
le dovute quantificazioni. Vigilare dopo
significa venir meno all’impegno per la
salute che è basato sulla prevenzione.
Occorre invece vigilare prima applicando
gli strumenti preventivi che il Ministero
della Salute dichiara di voler utilizzare.
Nonostante i toni di estrema cortesia del
ministro, che abbiamo apprezzato, ciò
che non ci ha convinto è l’impostazione
complessiva che è risultata improntata
ad un controllo a posteriori dei danni.
Noi riteniamo invece che vada applicato
per Taranto e per l’Ilva il principio di
prevenzione e quello di precauzione. In
assenza di una valutazione preventiva dei
danni sanitari, la prosecuzione dell’attività
di impianti pericolosi (in quanto
sotto sequestro penale) costituisce un
esperimento inaccettabile sulla salute».

Ad intervenire anche Daniela Spera
(Legamjonici): «Vale la pena riflettere su
quanto dichiarato dal ministro della Salute.
Il concetto predominante è il velato
invito ad accettare un danno che comunque
ci sarà. È il riconoscimento spietato
di effetti sanitari provocati da un’attività
industriale. È una consapevolezza che
non diventa occasione per applicare
un’azione preventiva. Al contrario, il
governo si pone come osservatore degli
effetti. In particolare, il ministro della
Salute, in linea con i suoi predecessori, si discosta dal suo ruolo fondamentale che
è quello di attuare la prevenzione primaria,
poiché, in sostanza, nega l’intervento
finalizzato ad evitare nuovi casi sanitari».
Sui social network intanto gira una intervista
del 2015 a Luigi Di Maio, all’epoca
all’opposizione, in cui quello che oggi è
il ministro dello Sviluppo Economico
parlava della necessità di chiudere l’Ilva
e utilizzare i lavoratori nelle opere di
bonifica. Una posizione opposta a quella
continuità produttiva che sta ispirando
l’azione del capo politico dei Cinquestelle
e che sta creando subbuglio nella base tarantina
pentastellata, rimasta favorevole
alla chiusura.

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