Cronaca

Riondino alla guerra con Salvini

Il “madrino” tarantino del Festival di Venezia contro il ministro dell’Interno


Si è presentato al Lido
in camicia nera, ma ha voluto subito
ribadire il cuore ‘rosso’. L’attore tarantino
Michele Riondino, “madrino” (si
definisce così) e presentatore della serata
inaugurale della 75esima edizione
del Festival del Cinema di Venezia,
l’ha buttata in politica, attaccando
duramente il ministro dell’Interno,
Matteo Salvini.

«Sono contento di
non incontrare il ministro Salvini nè
altri rappresentanti del cosiddetto governo del cambiamento. Salvini non
mi rappresenta e non rappresenta la
maggioranza di quelli che hanno votato
5 Stelle. E lo dico da elettore dei
5 Stelle. Chi ha votato 5 Stelle non si
sarebbe mai messo con la Lega. Non
avrei mai accettato il contratto di governo
con la Lega e non avrei mai votato
5 Stelle se avessi saputo che loro
lo avrebbero fatto».

Il ‘giovane Montalbano’,
che è anche direttore artistico
dell’Uno Maggio Tarantino dei Liberi
e Pensanti, ha detto la sua anche
sull’Ilva: «Ci aspettavamo qualcosa
che però ancora non c’è stato, quindi
siamo in perenna attesa ma anche
stanchi di attendere e di essere delusi.
Non ci sono né amici né nemici, solo
gente che dovrebbe fare e dovrebbe
rispondere alle richeste di una città
intera».
Immancabile la replica del vicepremier
leghista, che in realtà al Festival
potrebbe farsi vedere come compagno
di Elisa Isoardi, protagonista di
un evento collaterale: «Dopo Asia
Argento, Roberto Saviano, Gemitaiz
e Fabrizio Corona, adesso mi attacca
il prode Michele Riondino. Che
bella compagnia!».

Ma Riondino è
stato bacchettato anche da Massimo
Gramellini, giornalista lontano anni
luci dal salvinismo: «anche nella sua
ultima versione riondina (Cinquestelle
tendenza Fico), la sinistra conserva
il bisogno di definirsi attraverso il
rifiuto dell’avversario e la sua trasformazione
in nemico (…) Il guaio
di questa astutissima politica è che a
sentirsi disprezzato non è mai il bersaglio
del disprezzo. Sono gli elettori.
Non Salvini, che se ne infischia, ma i
sommersi e i salvinizzati, trattati alla
stregua di razzistelli che si lasciano
spaventare da quattro migranti. Per
convincerli ad avere più coraggio, forse
basterebbe smettere di irridere le
loro paure».

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