19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca

Il primo ​Consiglio dopo le dimissioni è un flop, Vietri: «Al voto»​

​Aula semideserta: assenti sindaco e giunta​


Il primo consiglio comunale dopo
le dimissioni del sindaco è stato un flop. In aula
appena diciannove consiglieri: dodici della maggioranza
(Lonoce, Albani, Azzaro, De Martino,
Zaccheo, Bitetti, Blè, Capriulo, Galluzzo, Casula,
Cotugno, Mele) e sette dell’opposizione Battista,
Cannone, De Gennaro, Festinante, Nilo, Stellato,
Vietri).

Assente tutta la squadra di governo: non
c’erano né il sindaco né gli assessori. Il presidente
del consiglio Lucio Lonoce ha comunicato ufficialmente
l’atto di dimissioni del sindaco e nell’aula
semideserta è stato il capogruppo del Pd, Gianni
Azzaro, a chiedere al presidente del consiglio di
rinviare la seduta che avrebbe dovuto essere riservata
al question time. Hanno votato a favore i
consiglieri di maggioranza, contro le opposizioni.
Evidente il messaggio politico lanciato da sindaco
e assessori: una frustata a quanti hanno tradito nel
segreto dell’urna per l’elezione del presidente della
Provincia. Un voto che ha affossato Rinaldo Melucci,
candidato del centrosinistra, e fatto eleggere
Giovanni Gugliotti, espressione di una coalizione
trasversale tra centrodestra e la parte del Pd vicina
a Michele Emiliano.

Ieri, quindi, i primi contraccolpi. Che proseguiranno
almeno per tutta la settimana: i presidenti
delle commissioni consiliari – tutti tranne quella di
Garanzia e Controllo che è presieduta da Marco
Nilo, come rappresentante della minoranza – hanno
comunicato al presidente del consiglio comunale
che non saranno convocate riunioni di commissioni
ai sensi dell’articolo 18 del regolamento del
consiglio comunale. Anche questo è un atto politico:
lavori fermi e niente gettone di presenza ai
consiglieri. Tutti col fiato sospeso, quindi, in attesa
di capire se Melucci ritirerà o meno le dimissioni
(ha venti giorni di tempo per farlo). Se non dovesse
ritirarle, il consiglio comunale sarebbe sciolto, con
nomina di un commissario fino a nuove elezioni.

Nuove elezioni che sono auspicate dal capogruppo
di Forza Italia, Giampaolo Vietri: «Melucci è
stato un sindaco chiuso nel palazzo che non vive a Taranto e che non gira in città. Un sindaco che già
nel mese di luglio scorso aveva avuto problemi con
i numeri per approvare il bilancio. Diceva di volare
alto ma non riesce neanche a reggersi in piedi. Per il
resto, tanto fumo per poco arrosto ed è certo che di
questo passo la situazione può solo peggiorare, vista
l’inadeguatezza politica e caratteriale dimostrata
da Melucci nello svolgere la funzione di sindaco».

Vietri sottolinea che «il sindaco è stato sfiduciato
dai propri consiglieri». «Il fatto che la maggioranza
dei consiglieri tarantini non l’abbiano votato quale
presidente della Provincia – afferma il capogruppo
di Forza Italia – è un evidente segnale di sfiducia
politica. Il sindaco può trovare 16 consiglieri
disposti a proseguire la consiliatura ma non avrà
più l’autorevolezza necessaria per rappresentare Taranto».
Vietri è certo che sia venuto meno anche il consenso
popolare nei confronti del sindaco: «La bocciatura
di Melucci è la naturale conseguenza di un anno e
mezzo di cattiva amministrazione. Il sindaco non
può governare ricercando ogni giorno i numeri in
consiglio; è ormai delegittimato sul piano politico
e istituzionale. I risultati delle elezioni provinciali
gli attestano un peso politico inesistente tanto a
Taranto città quanto, e peggio, in provincia. Gli interessi
di Taranto non possono essere rappresentati
e difesi da una figura così debole. Danni alla città
si arrecano solo non staccando la spina a questa
amministrazione. Chiedo che sia restituita la parola
ai cittadini e che si ritorni alle urne. Elezioni nella
prossima primavera»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche