02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2021 alle 20:15:00

Cronaca

Sanità e salute, i numeri del disastro a Taranto


TARANTO – L’emergenza ora è tangibile. I dati allarmanti, noti ormai da tempo, della perizia sulle emissioni inquinanti dell’Ilva, confermate anche dall’ultimo progetto “Sentieri” che il ministro Balduzzi ha presentato a Taranto lunedì scorso, non lasciano scampo ad interpretazioni differenti: il territorio ionico esige interventi mirati a garantire la salute dei suoi cittadini. Salute e sanità viaggiano a braccetto perchè screening e prevenzione devono fare il paio con ricoveri ed efficienza sanitaria. Di questo ne è convinto, almeno a parole, il presidente della Regione Nichi Vendola che, proprio martedì in occasione dell’incontro a Bari con la commissione parlamentare sul traffico dei rifiuti, ha ribadito la necessità di tutelare la salute dei tarantini. Ma passando dalle parola ai fatti l’operato di Vendola, per quanto riguarda l’area ionica, è in antitesi con quello che afferma e soprattutto non coincide con quelle che sono le esigenze del territorio.

In campagna elettorale lui e l’assessore Michele Pelillo avevano promesso la realizzazione a Taranto dell’ospedale “San Raffaele del Mediterraneo”. Un progetto con cui hanno vinto le elezioni regionali. All’indomani delle quali, però, la costruzione di quello che sembrava essere il nuovo punto di riferimento della sanità tarantina è naufragato. Il San Raffaele non si farà più. E’ tramontato anche il progetto per il polo tecnologico e scientifico che, sempre Vendola, aveva promesso ai tarantini. E non ci risulta nemmeno che le assunzioni di medici ed infermieri siano andate in porto. Promesse elettorali delle quali, oggi, resta ai tarantini solo un amaro ricordo. Ma non basta. Perchè la mazzata finale è stata l’operazione di riordino degli ospedali. Un contestatissimo piano di rientro della spesa sanitaria regionale che la giunta Vendola ha approvato tra le proteste dei tarantini. Un piano che rimodula l’offerta sanitaria sull’intero territorio ionico e che ha portato alla chiusura di due ospedali ed alla scomparsa di nove reparti. Quindi, Vendola, oltre a non aver dato a Taranto quello che aveva promesso, ha ulteriormente massacrato la sanità ionica. Ecco i numeri del disastro operato con il piano di rientro. Ai primi del 2011, con quella che fu definita la prima fase del piano di riordino, vennero chiusi gli ospedali di Mottola e Massafra. Era il 5 marzo quando l’allora direttore generale Colasanto annunciò il blocco dei ricoveri. Un bacino, quello occidentale ionico, in cui il rapporto tra posti letto e densità popolativa è pari allo 0,76 (posti letto per mille abitanti) rispetto alla media di oltre 2,7 posti letto nel resto della provincia e di 3,5 della media regionale. Dati che anche il vescovo di Castellaneta pose in evidenza nell’aprile del 2011. Nel giugno scorso c’è stato il via alla seconda fase del piano, quella con la quale Vendola ha tagliato 2.400 posti letto in tutta la Puglia. Tagli che hanno comportato la chiusura di interi reparti negli ospedali tarantini. Si ricorderà ad esempio la lotta accesasi tra Manduria e Grottaglie per il Punto Nascite e la Pediatria. Alla fine l’area messapica ha dovuto rinunciare a questi reparti (24 posti letto in tutto). L’ospedale “Giannuzzi” di Manduria ha perso anche Oculistica (4 posti) e l’Unità Coronarica (6 posti). Persino il Santissima Annunziata, che con il Moscati di Paolo VI rappresenta il punto di riferimento più importante dell’area ionica, ha perso posti letto. Dai 573 del 2010 è passato a 526 e ha registrato, tra le polemiche dei pazienti, la chiusura definitiva del reparto di Geriatria (20 posti) assegnato, invece, all’ospedale “San Marco” di Grottaglie. Nella città della ceramica associazioni ed amministrazione comunale hanno dovuto lottare non poco per difendere il nosocomio cittadino, prima dalla chiusura della Chirurgia e poi del Punto Nascite. Manifestazioni di piazza, cortei e dibattiti si sono susseguiti negli ultimi due anni. Capitolo a parte viene riservato a Martina Franca che ha visto chiudere i reparti di Oculistica (4 posti), Oncologia (2 posti) e l’ Utic (4 posti). Anche qui tra le polemiche delle forze politiche che, ancora oggi, ne chiedono il ripristino. Eppure in Valle d’Itria ci si aspettava l’apertura di un nuovo ospedale che, invece, verrà aperto tra Fasano e Monopoli. Dall’assessore Attolini, e quindi dalla Regione, altre promesse di potenziamento dell’ospedale cittadino. Annunci fatti recentemente durante un consiglio comunale monotematico nato sulla scia dei timori di perdere completamente la struttura sanitaria. L’unico ospedale che nel piano di riordino non ha perso reparti è quello di Castellaneta che, però, deve far fronte alle richieste di un bacino di utenza del versante occidentale che, come dicevamo prima, ha perso due ospedali. A Mottola aspettano ancora l’attivazione della riabilitazione e a Massafra il centro territoriale della salute. Insomma di sanità a Taranto c’è assoluto bisogno. Ma con quali strumenti è possibile garantire ai tarantini le risposte a questa esigenza? Vendola continua a promettere impegno per l’area ionica. Intanto sullo sfondo c’è una nuova campagna elettorale. Quella per le politiche.

Maria De Bartolomeo

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