14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

Le puttane e le testuggini

L’attacco ai giornalisti, gli inganni agli elettori e la mentalità da stato autoritario


Siamo «puttane», «pennivendoli»,
«corrotti», «infimi sciacalli»? Certo,
ci saranno pure giornalisti che meritano
tutti questi appellativi. Ce ne
saranno senz’altro che rispondono
alla caratteristiche tratteggiate da
Di Maio e Dibattista; così come ci
saranno pure politici, magistrati,
medici, funzionari pubblici ai quali
calzerebbero bene queste definizioni.

Non è la divisa indossata che fa di un
uomo o di una donna un cittadino al
di sopra di ogni sospetto. Così come
non è l’appartenenza al Movimento
Cinquestelle a rendere politici migliori
di altri. Basterebbe citare i casi Ilva
e Tap per mettere a nudo il colossale
inganno perpetrato agli elettori dal
partito di Di Maio e Dibattista; basterebbero
questi due esempi a noi vicini
per smascherare il crudele cinismo
di chi ha approfittato del malessere
sociale, di chi ha soffiato su ogni
fuoco di protesta per rapinare voti e
poi lasciare sotto choc i propri stessi
elettori per le rocambolesche piroette
una volta arrivati al governo. Ancora
peggio le grottesche giustificazioni per
legittimare le sconcertanti inversioni
da voltagabbana.

Non c’è alcuna difficoltà
a immaginare quali vomitate di
insulti sarebbero stati rivolti dal M5S
a partiti e politici che si fossero macchiati
degli stessi deprecabili inganni
e della stessa disonestà intellettuale.
Il punto, però, è un altro: l’attacco
violento agli organi di stampa in quanto tali. A memoria si tratta di un
assalto che non ha precedenti nella
storia della Repubblica. È da anni, da
molto prima che arrivasse al governo,
che il partito di Grillo e Casaleggio
è impegnato con una brutalità squadristica
in questa sistematica opera di
delegittimazione del ruolo della stampa,
che comprende anche il tentativo
di azzerare i fondi per il pluralismo.
Un esercizio tipico di chi ha una mentalità
autoritaria che non ammette
dissenso, nemmeno quello interno.
E che alla legittima manifestazione
di opinioni dissonanti evoca il paranoico
complotto che molto somiglia
a quello pluto-giudaico-massonico in
voga alcuni decenni orsono. In Italia
ci sono giornali e televisioni di ogni
orientamento politico, ce ne sono anche
di vicini allo stesso partito di Di
Maio e Dibattista.

È questa la forza
di una democrazia liberale: lasciare
che tutti esprimano liberamente le
proprie opinioni. E quando queste
non ci piacciono significa solo che
sono diverse dalle nostre e non che
siano state partorite da «puttane» e
«pennivendoli».
Per inciso, Virginia Raggi è stata
mandata sotto processo dai magistrati,
non dai giornalisti. Dai magistrati
che hanno condotto le inchieste e
da quelli che hanno ritenuto che vi
fossero gli elementi per accogliere la
richiesta di giudizio. Altri magistrati
l’hanno mandata assolta, a testimonianza
della garanzia di quello Stato
di diritto che il M5S vorrebbe demolire
e sostituire con uno stato punitivo
dove mandare alla gogna quanti sommariamente
e senza alcun processo
vengano indicati come “nemici del
popolo”. In questo caso, i giornalisti.
Già, giornalisti.

Giornalisti come
Emilio Carelli e Gianluigi Paragone,
convertitisi al credo pentastellato
dopo essere pasciuti nelle tv che il
verbo del M5S considera di regime, e
ora silenti davanti alla ributtante raffica
di insulti scagliata dai loro capi
contro la stampa. Giornalisti come
la deputata tarantina Rosalba De
Giorgi, che ad oggi nessun sussulto
ha avuto nel rigettare queste palate
di fango contro quella categoria fatta,
come lei ben sa, di tanti, tantissimi
colleghi onesti – la stragrandissima
maggioranza – che ogni giorno lavorano
con grande senso di sacrificio
e responsabilità per informare e fare
opinione. Ognuno la sua, certo. Ma
è proprio questa la bellezza di una
democrazia liberale.

Il M5S ha fatto «testuggine», per usare
una figura allegorica cara al capo
politico e vice premier, intorno agli
insulti pronunciati contro i giornalisti.
Tutti compatti nella denigrazione,
nessun distinguo e presa di distanza.
Rocco Casalino, il padrone della comunicazione
pentastellata, ha detto
da Fazio che i toni forti servono a
dare efficacia ai concetti e che in Italia
c’è un problema dell’informazione.
Diciamo a Casalino che il problema
dell’informazione, in un paese civile,
esiste quando i giornalisti non sono
più nelle condizioni di parlare, non
quando parlano per dire anche cose
che spiacciono a chi governa o a chi
è all’opposizione.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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