02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2021 alle 20:22:00

Cronaca

TELEPERFORMANCE. Ma non sarà reato?


TARANTO – Siamo abituati a chiamarlo e a sentirlo chiamare “paradosso”. Ma il fatto che un’azienda licenzi i suoi dipendenti e assuma lavoratori precari, non potrebbe essere “reato”? Sul caso Teleperformance anche la Provincia in un incontro di fine settembre con i sindacati aveva annunciato l’intenzione di voler denunciare quello che definiva quantomeno un abuso: “Non è possibile che da un lato si faccia ricorso alla Cig e ad altre agevolazioni e dall’altro si utilizzino riduzione oraria o collaborazioni a progetto” si disse al termine dell’incontro concluso con l’appello al Ministro Fornero. Oggi non è difficile comprendere lo stato d’animo dei lavoratori che si vedono annunciare il licenziamento collettivo – per 621 su 1.685 operatori del call center – mentre assistono all’azienda che, imperterrita, porta avanti il suo piano di assunzioni a progetto.

I sindacati lo hanno già bollato come uno “scandalo”, uno “schiaffo in faccia”. E i commenti si sprecano di fronte alla situazione che vede i lavoratori posti davanti ad un bivio. Per l’azienda l’unica via per rilanciare l’attività e mantenere inalterato il numero degli addetti è la riduzione dell’orario di lavoro. Avevano iniziato con 33 ore settimanali, oggi Tp vuole fare un passo indietro, passando a venti. Trovando il netto rifiuto dei sindacati che accusano la società di “irresponsabilità e inettitudine” ribadendo la loro “assoluta indisponibilità a sottoscrivere accordi che possano prevedere la riduzione oraria o l’accesso ad ulteriori forme di ammortizzatore sociale che pesano sulla collettività”. La collettività, appunto, quella che ha già pagato tramite i cosiddetti contratti di solidarietà, con gli incentivi, e con tutte le agevolazioni del caso l’imponente campagna di ‘stabilizzazioni’ della quale ancora oggi l’azienda si vanta, autodefinendola come una “scelta coraggiosa” quella che la vide sottoscrivere contratti per la maggior parte a 33 ore settimanali. Una decisione che, dicono oggi da Teleperformance, “ha ulteriormente pesato e gravato sui conti economici aziendali”. Vuoi vedere che i lavoratori dovranno anche chiedere scusa per essersi fatti abbagliare dal sogno del posto fisso, del lavoro che non serve solo a campare, come può essere un impiego part-time, ma magari a mettere su progetti a lungo termine? In molti l’hanno fatto, dando alla luce quelli che furono presto battezzati sull’onda dell’entusiasmo i figli della stabilizzazione. Motivo d’orgoglio che oggi diventa motivo di rammarico per chi ha già sulle spalle trenta mesi di ammortizzatori sociali, tra contratti di solidarietà e cassa, e si appresta a vivere una nuova vertenza, la quarta in meno di tre anni, mentre nel frattempo vede crescere il numero dei precari, dei lap (acronimo di lavoratore a progetto) che l’azienda continua a reclutare e per i quali è stato inaugurato già da qualche tempo il padiglione “Taranto 2”. La vertenza si annuncia difficile, con i sindacati pronti a schierarsi con i lavoratori, decisi ad esprimere “tutto il loro dissenso e l’indignazione”. E c’è anche l’appello che arriva da “una mamma disperata”: “Ancora una volta l’azienda ci pone dei paletti dichiarando che il passaggio alle 4 ore sia il modo per uscire dalla crisi. Intanto in questi giorni stanno chiedendo straordinari sulla campagna Enel. L’azienda non prende altre commesse (ancora non capiamo il perché) e quindi dichiara gli esuberi. Faccio appello alla coscienza delle istituzioni che non si sono mai interessate veramente alla nostra causa e chiedo che non venga fatto un ulteriore danno a questa città già ferita dal caso Ilva. Se si perdessero altri posti di lavoro, scoppierebbe una rivoluzione sociale che andrebbe ad incidere fortemente sull’economia del territorio (senza soldi l’economia non gira detto in parole povere) e questo non ce lo possiamo permettere. Qui parliamo di svariate famiglie che hanno figli, affitti, mutui, spese da sostenere e di giovani che avevano visto in Teleperformance una speranza per il futuro. Chiedo al sindaco, al presidente delle Regione e della Provincia di convocare un tavolo istituzionale con proposte concrete che non portino al taglio previsto”.

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