Cronaca

​Come far interagire i saperi: il seminario​

Gli incontri del Centro di Cultura “G. Lazzati”


Come far interagire i
saperi? Oggigiorno siamo pervasi dal
continuo affermarsi di idee, concezioni,
paradigmi che implicano, inevitabilmente,
lo sviluppo di soluzioni al fine
di poter rapportare le differenti scienze
da cui ciascun nuovo pensiero origina.
La disciplina dell’epistemologia, definita
come “analisi critica di ciò che
conosciamo e come lo conosciamo”,
ne rappresenta la soluzione concreta,
il tassello scientifico che si dirama in
tre risposte innovative, proposte qui
di seguito in relazione al loro grado
di difficoltà intrinseca: la multidisciplinarità,
la interdisciplinarità e la
transdisciplinarità.

Ad esaminare
nello specifico, con un elevato grado di
dettaglio, la disciplina epistemologica
nel suo complesso è stato, lo scorso
venerdì 16 novembre presso la Sala
Resta della Camera di Commercio
di Taranto, il Prof. Sergio Rondinara
docente di epistemologia all’Università
internazionale Sophia di Loppiano,
pregevole incontro di approfondimento
tematico fortemente voluto dal Centro
di Cultura “G. Lazzati” dell’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Taranto e
dalla Camera di Commercio di Taranto,
Enti che, da sempre, sono in prima
linea nel voler guardare lontano e nel
voler dotare Taranto di un progetto
sistemico forte e duraturo. Iniziativa
che si inserisce nell’iter seminariale in
previsione della Summer School per
l’estate 2019 rivolta ai giovani, in cui i
docenti saranno chiamati a divulgare
quel modello che ne sarà derivato e
che rappresenterà la risposta per il
loro futuro.

Circa la multidisciplinarità, in cui
l’avverbio “contemporaneamente” ne
rappresenta elemento indispensabile
– favorendo, quindi, la “sommatoria”
dei saperi – il Prof. Rondinara propone
di esaminare un affresco, identificando
come ciascun individuo apporterebbe
ad esso un proprio contributo verbale,
espresso sotto forma di competenza
scientifica in merito, in relazione alla
formazione detenuta, quindi all’ambito
professionale di appartenenza (economista,
giurista, ingegnere, architetto
ecc.). Differente è, invece, la interdisciplinarità,
un approccio di tipo
orizzontale che prevede una fase di
forte interazione dei metodi, il che
produce un sapere “intermedio”.
Si pensi, ad esempio, alla chimica fisica,
una nuova area integrata
derivata da discipline diverse, il cui
risultato rappresenta ciò che accomuna
i rispettivi metodi di ricerca.
Certamente, così come premesso,
alla interdisciplinarità si associa un
maggiore livello di difficoltà rispetto
alla multidisciplinarità espresso sia
sotto forma di grado (applicativo,
epistemologico e di generazione
di nuove discipline) che di insidia
(rischio funzionalista e rischio d’ingenuità):
conoscere il metodo – ci
spiega il Prof. Rondinara – è tanto
importante quanto saper e poter
effettuare un’analisi critica dello
stesso.

In ultimo, la transdisciplinarità
richiede che vangano espressi i
legami tra le varie discipline, intenti
ad imprimere una nuova visione
della realtà, metodologia che opera
su oggetti le cui frontiere non
sono rigide bensì mutevoli. Logica,
quest’ultima, di tipo polivalente
misurata in un sistema aperto, in
cui ogni disciplina comunica con
gli altri saperi passando, così, dalla
realtà al reale, prediligendo forme di
integrazione.

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