27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca

Profughi, da gennaio senza tetto e senza permesso di soggiorno


TARANTO – Si rischia una nuova emergenza sociale. I profughi della Libia, ospiti nei cinque centri del tarantino, potrebbero, dal nuovo anno, non avere più un tetto e non poter nemmeno spostarsi. La questione riguarda il rilascio dei permessi di soggiorno. Enzo Pilò, rappresentante legale dell’associazione Babele (ente di tutela attualmente impegnato nelle strutture di accoglienza Emergenza Nord Africa di Taranto) denuncia ritardi notevoli da parte del Governo nazionale nella concessione ai profughi dei permessi con cui possono essere liberi di trasferirsi. “Siamo fortemente preoccupati per la situazione che va delineandosi riguardo al termine dell’accoglienza dei profughi della Libia che dal prossimo 31 dicembre non potranno più essere ospitati nelle strutture.

Oltre 250 di loro non avranno più un tetto e, seppure pronti ad abbandonare le strutture di accoglienza per raggiungere parenti, amici o trasferirsi in abitazioni, ciò non è loro consentito poiché il Governo non ha ancora provveduto al rilascio dei permessi di soggiorno a distanza di quasi diciotto mesi dal loro arrivo”. In una recente conferenza Stato- Regioni il Governo si sarebbe, invece, impegnato a rilasciare permessi umanitari che permettono, seppure temporaneamente ed in attesa di un permesso di soggiorno definitivo, di trasferirsi o comunque di spostarsi nell’ambito del territorio nazionale. “I tempi garantiti – ricorda Pilò – sono più che passati perché in quella riunione si parlò di metà settembre, al più tardi di ottobre. Siamo praticamente a novembre e non si è ancora mosso nulla. Gli enti di tutela tutti, già al nascere di questa esperienza, seppure largamente condivisa e concordata con il soggetto attuatore Puglia, e che certamente ha assicurato standard di accoglienza e tutela dei diritti più alti che in altre Regioni, avevano tuttavia focalizzato la propria attenzione sul momento dell’uscita dei beneficiari dai centri di accoglienza. Più volte in diverse occasioni, negli incontri collettivi fra soggetto attuatore ed enti di tutela, durante le Cabine di regia, avevamo sollecitato il Governo, loro tramite, ad accogliere proposte che prevedessero minime misure di sostegno economico propedeutiche all’uscita ed il riconoscimento del permesso per motivi umanitari, ricevendo sempre una risposta negativa. Più volte abbiamo lanciato l’allarme su un ritardo nell’affrontare una situazione che, alle attuali condizioni, rischia di poter essere gestita solo in termini di ordine pubblico, condizione ampiamente aggravata dall’ingiustificato ritardo al rilascio di permessi di soggiorno per motivi umanitari, così come ricordato anche dal presidente dell’Anci, Del Rio, in una sua nota dell’11 ottobre scorso”. In altre parole se il Governo entro la fine dell’anno non si deciderà a concedere ai profughi i permessi di soggiorno questi rischiano di rimanere sul territorio, ma senza sostegno economico, senza vitto ed alloggio e quindi vagheranno per le città in cerca di aiuto. “Molti di loro anche per cultura – ci informa Enzo Pilò – già sono per strada a tendere la mano in segno di elemosina ed il rischio è di incrementare ulteriormente il fenomeno dell’accattonaggio”. “Siamo contrari ad un ulteriore periodo di permanenza dei richiedenti negli alberghi nelle condizioni attuali – insiste il rappresentante dell’associazione Babele – poichè questo indurrebbe i beneficiari a credere che l’accoglienza sarà garantita a tempo indeterminato, inibendo percorsi di autonomia e rinviando nel tempo il ricorso alla forza per lo sgombero delle strutture”. Strutture dalle quali gli stessi profughi vorrebbero andare via per raggiungere amici e parenti, ma dalle quali, allo stato attuale, non possono allontanarsi. Le conseguenze che si temono sono di natura sociale. Un’emergenza che potrebbe investire i Comuni di Palagiano, Massafra, Pulsano e Taranto dove sono attualmente alloggiati i 250 profughi libici. “Uno sgombero – chiosa Pilò – andrebbe esclusivamente a caricare i Comuni di una nuova emergenza perchè non ci sono dormitori e mense pubbliche e certamente non potrebbe vedere gli enti di tutela parte consenziente. Un’ipotesi di proroga sarebbe praticabile solo nel caso si aprisse una interlocuzione da parte del Governo con gli attori interessati, finalizzata a costruire una serie di interventi non più improntati alla superficialità con cui si è affrontata la questione fino a questo momento e con l’immediato rilascio dei permessi di soggiorno”. Permessi di soggiorno che in altre situazioni sono stati, invece, rilasciati. “Ai tunisini, ad esempio – chiarisce Pilò – ai quali venne prima concesso il permesso umanitario poi trasformato in permesso di soggiorno. Non è comprensibile l’atteggiamento del Governo tecnico nazionale che probabilmente teme di dover assumere scelte di carattere politico. Irresponsabilità e paure che, però, rischiano di alimentare una nuova emergenza sociale”. A scapito di territori già in preda alle difficoltà di carattere umano ed economico come quelli del tarantino.

Maria De Bartolomeo

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