20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

​Emiliano, la stampa e la cultura del sospetto​

Le insinuazioni sul rapporto tra pubblicità e informazione


Una settimana fa era al flash mob
dei giornalisti di Puglia dopo gli
insulti di Di Maio e Dibattista,
l’altro giorno i giornalisti li ha
offesi mettendo in relazione i loro
presunti silenzi con le inserzioni
pubblicitarie.

Né più né meno che
chiamarli pennivendoli. Esattamente
come avevano fatto i due grillini.
È evidente che Emiliano cambi
opinione a seconda della platea che
ha davanti. Con i giornalisti, per la
libertà di stampa. Contro i giornalisti
quando ha di fronte una platea
di ambientalisti e c’è da agitare
lo spettro di una stampa al soldo
dei nuovi proprietari dell’Ilva. In
pratica ha profetizzato, sulla base
di nulla, uno scenario di mercificazione
professionale. Per la goduria
di quella platea che ha contribuito
al successo del Movimento Cinquestelle
a Taranto. Emiliano, dunque,
si pone sullo stesso piano del M5S:
processi di piazza e gogna mediatica.
Ma Michele Emiliano non è un
Di Maio o un Dibattista; Emiliano
è un magistrato ed è inquietante che
un uomo che con la toga dovrebbe
garantire lo stato di diritto, da
politico si lasci prendere dal gusto
per la cultura del sospetto e per
il qualunquismo di piazza. E che
sulla base di sue congetture mandi
al rogo una categoria – quella dei
giornalisti – e finisca per ironizzare
persino sul pericolo di chiusura
delle testate giornalistiche.

Emiliano ha detto che i giornali non avrebbero riportato nulla delle
sue dichiarazioni contro l’immunità
penale ai nuovi proprietari
dell’Ilva perché Arcelor Mittal
ha risorse importanti da investire
nella pubblicità. Ora, premesso
che è del tutto legittimo investire in
pubblicità e che è del tutto legittimo,
per i giornali e le televisioni,
accettare inserzioni pubblicitarie,
vien da chiedersi cosa pensi Emiliano
delle pianificazioni pubblicitarie
dell’ente Regione di cui è
presidente. Se lui ha questa idea
del rapporto tra giornalismo e
pubblicità vuol dire forse che le inserzioni
pubblicitarie della Regione
hanno un fine recondito? Crediamo che una anche sommaria rassegna
stampa delle cronache politiche
che lo riguardano siano sufficienti
a smontare questo meccanismo
associativo tra pubblicità e informazione.
Ma se Emiliano ha questa
preoccupazione, ha gli strumenti
politici per poter agire.

Come è
noto è nella volontà del Movimento
Cinquestelle – col quale Emiliano
ha rivelato spesso non occasionali
sintonie – azzerare il fondo per il
pluralismo dell’informazione. Quel
fondo, cioè, che consente alle piccole
testate di sopravvivere e di non
dipendere – guarda caso – dai grandi
inserzionisti pubblicitari. Bene,
Emiliano per anni ha fatto una spietata
e masochistica opposizione ai
governi a guida di esponenti del suo
stesso partito, il Pd, fino a diventare
– paradossalmente – un portatore
d’acqua al mulino del più acerrimo
avversario del suo partito. Ora, se
è davvero così sensibile alla libertà
di stampa, faccia opposizione a chi
vuole annientare il pluralismo.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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