Cronaca

​Non diffamò Michele Mazzarano​, assolta Annarita Lemma​

La decisione dei giudici della Corte d'Appello


Assolta in appello Annarita Lemma, ex consigliera regionale
del Pd, che era stata condannata dal giudice
di pace a 600 euro di multa, oltre al
pagamento delle spese processuali per
diffamazione ai danni del consigliere
regionale Michele Mazzarano.
I giudici di secondo grado hanno accolto
la richiesta formulata dal difensore
di Annarita Lemma, l’avvocato Enzo
Sapia.

La ex consigliera regionale è
stata assolta perché il fatto non sussiste.
Annarita Lemma era stata condannata
per aver offeso la reputazione di
Mazzarano per aver riferito all’allora
segretario del Pd, Massimiliano Serio,
che Michele Mazzarano aveva il «diretto
controllo» della Jonica Service
srl, azienda pubblica con 800 dipendenti
operante all’interno della Asl di
Taranto.
La Lemma considerava questa asserita
circostanza un fatto «moralmente gravissimo»
e invitava l’allora segretario
del Pd ad una opera di moralizzazione
all’interno del partito. Affermazioni,
queste, contenute in una lettera letta
dalla stessa Annarita Lemma a Massimiliano
Serio alla presenza di due
testimoni. Nelle accuse dell’ex consigliera
regionale, il diretto controllo di Mazzarano su quella società sarebbe
derivato dalla sua presunta vicinanza
con alcune delle figure apicali di quella
società.

Il giudice di primo grado ha concluso
che quelle della Lemma rivolte a
Mazzarano sono state «affermazioni
sostanzialmente ed intrinsecamente
offensive», perché quelle dichiarazioni
avrebbero insinuato «un interesse privato»
di Mazzarano nella gestione di
quella società. Ora la Corte d’Appello
ha ribaltato la sentenza. Per i giudici,
come si legge nelle motivazioni depositate
di recente, non traspare che “la lettera
costituisca una semplice occasione
per aggredire la reputazione del suo
destinatario “indiretto” (cioè Michele
Mazzarano) né che vi siano utilizzate
espressioni apertamente denigratorie
della sua dignità e reputazione e ancora
meno è dato rilevarne il travalicamento
dei limiti della continenza verbale e lo
sconfinamento nella bieca contumelia
potendosene constatare unicamente
l’espressione di un dissenso di carattere
marcatamente politico”. In pratica
richiama il diritto di critica politica.

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