Cronaca

Cozze alla diossina, tutti dal Gip

Uno dei due in carcere:« Ho lavorato nella legalità»


“Non ho svolto attività
illegale. Ho tre impianti ma ho
lavorato nel rispetto della legge”.

Damiano Lamanna uno delle due
persone finite in carcere nel blitz
sulle cozze alla diossina pur avvalendosi
della facoltà di non rispondere
ha rilasciato dichiarazioni
spontaneee nell’interrogatorio tenutosi
stamattina dinanzi al gip. Il
mitilicoltore è difeso dall’avvocato
Fabrizio Lamanna. Ha respinto
le accuse anche Cosimo Fago,
assistito dall’avvocato Pasquale
Blasi.

“Ho lavorato nella legalità
“ ha riferito l’uomo al giudice per
le indagini preliminari . Argegleo
Fago, anch’egli difeso dall’avvocato
Blsi si è invece avvalso della facoltà
di non rispondere.
Stamattina gli interrogatori dei
sette arrestati nell’ambito del blitz
“Passo e chiudo”, condotto dalla
Guardia Costiera per contrastare un
gruppo dedito al furto, alla ricettazione
e alla successiva commercializzazione
di cozze contaminate.
In carcere sono finiti Damiano
Lamanna e Sandro Mongelli. Agli
arresti domiciliari Michele Padovano,
Marco Mancini, Cosimo
Fago, Arcangelo Fago e Giovanni
Marinò.

L’attività investigativa è
scattata dopo le denunce presentate
da alcuni mitilicoltori, vittime
di ingenti furti di prodotti ittici
e ha portato alla luce l’esistenza
di un vero e proprio “mercato
parallelo” di prodotti contaminati
chimicamente e biologicamente
che, immesso nella filiera tramite la contraffazione della tracciabilità,
veniva spacciato come prodotto di
alta qualità, ma pericolosissimo
per la salute pubblica. I militari
hanno accertato l’esistenza di una
organizzazione che rubava i mitili
da impianti situati nel 1° e 2° seno
del Mar Piccolo e li coltivava abusivamente
in impianti illegittimi per
poi distribuirli ad acquirenti locali
che a loro volta li commercializzavano
sui banchetti installati nelle
vie tarantine ma anche a grandi
centri di spedizione, ricavandone
ingenti guadagni derivanti dal basso
costo di produzione. Il sistema
avrebbe consentito al gruppo di aggirare,
così, le normative sanitarie
in materia che prevedono lunghi ed
accurati cicli depurativi dei mitili,
nonché le previste movimentazioni
del prodotto, finalizzati ad abbattere
la contaminazione batterica e
i livelli di Pcb e diossine, causando
così gravi danni alla pubblica
salute.

Alcuni dei componenti si sarebbero
occupati di organizzare i furti e la
vendita, le operazioni di trattamento,
sgranatura dei pergolati di mitili
(al fine di perderne la tracciabilità,
data dalla colorazione della retina
scelta da ogni miticoltore) nonché
di consegna del prodotto confezionato
in sacchi del peso di 10 chili
l’uno.

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