15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

Cronaca

​Una rilettura storica della Notte di Taranto​

Il ritrovamento di documenti sul recupero delle navi


Una rilettura della
storia è stata offerta mercoledì presso la
Sala a Tracciare dell’Arsenale Militare
Marittimo sul tema: “La notte
di Taranto”, 11 novembre 1940. Si
è tratatto di evento voluto dall’Ammiraglio
di Divisione Salvatore
Vitiello del Comando Marittimo
Sud e dalla Prof.ssa Annapaola
Petrone Albanese, Presidente degli
Amici dei Musei di Taranto sulla
scorta del recente ritrovamento nel
bunker di una palazzina interna
all’Arsenale sottoposta a lavori di
ristrutturazione, di materiale proveniente
dall’Ufficio Studi e risalente
alla Prima Guerra Mondiale.

Disegni
tecnici e relazioni tecniche di tutte
le unità navali costruite dai Cantieri
Tosi e dagli altri cantieri di La Spezia,
Pola, Monaco, durante la prima
guerra mondiale ancora bisognosi di
catalogazione, scansione e conservazione
adeguata. L’incontro, scaturito
dal ritrovamento di documenti sul
recupero di unità navali danneggiate
dall’attacco aereo nel porto di
Taranto, ha inteso rileggere in modo
più dettagliato la storica notte dell’11
novembre del 1940. In apertura la
relazione del prof. Stefano Vinci,
docente dell’Università degli Studi
di Bari che ha contestualizzato con
chiarezza gli eventi di quel novembre
del 1940, quando la cittá di Taranto,
in primis la Marina italiana e
in generale l’Italia intera, dovette
subire l’aggressione e la sconfitta
da parte della Royal Navy inglese.

Taranto era una città da attaccare
quale punto strategico per neutralizzare
le navi della marina inglese
impegnate ad aiutare la Grecia nella
difesa dell’Epiro dall’invasione della
stessa Italia. Un colpo che avrebbe
segnato le sorti della guerra perchè
gli inglesi capirono che l’Italia non
aveva il dominio del Mediterraneo,
era debole ed era attaccabile. È stata
anche ricordata la sentenza del Tribunale
Speciale della Repubblica
di Salò che condannò a morte per
fucilazione gli ammiragli, ritenuti
responsabili di tradimento e della
conseguente perdita della guerra. Su
questo punto Vinci ha evidenziato
come queste teorie del tradimento,
filtrate da correnti fascite, siano
state superate dalla storiografia più
recente che grazie a ricerche svolte
su documenti d’archivio ha dimostrato
come la nostra marina aveva
effettivamente una insufficienza di
mezzi tale da non poter prevenire
e controllare quello che accadde,
sopravalutando di essere al sicuro
dai siluri in una baia stretta e col fondale
basso, senza immaginare che la
Royal Navy aveva gli aerosiluri, una strumentazione ancora sconosciuta
che dette ragione in quella notte.

Il
C.V. Giosuè Allegrini è stato poi brillante
e dettagliato nella descrizione
delle operazioni di recupero delle tre
navi aereosilurate e dei danni che le
ciascuna di esse riportò: la Littorio,
la Duilio e la Cavour. La prima fu
risanata nel bacino Ferrati dell’Arsenale
di Taranto, alla Duilio fu
praticato il più grosso tampone mai
realizzato su di una falla a prora nei
Cantieri Tosi per essere poi spostata
a Genova per ultimazione lavori, la
Cavour fu messa invece in asse sul
più grande bacino galleggiante, il
GO12 da 22.500 tonnellate e poi
trasportata a Trieste. Il C.F. Claudio
Rizza ha delineato le fasi iniziali della
costruzione della Base Navale di
Mar Grande e del tunnel che doveva
unire l’Arsenale ad essa su documenti
tratti dall’archivio di Marigen
Taranto (Direzione per il Genio della
Marina). La prima idea di una base
in Mar Grande fu del 1936, epoca in
cui la Marina stava perseguendo una
politica di espansione della flotta.
Per non congestionare ulteriormente
l’area del’Arsenale già gremita di
officine si pensò di farla in una zona
più decentrata anche per consentire
uno sviluppo più ordinato della città.
Fu così individuato ed acquistato
il terreno su cui vi è oggi la Base
Navale di Mar Grande in zona sud
orientale. Per vari motivi poi non si
riuscì a portarla a conclusione prima
della fine dell’armistizio lasciando
tutto in uno stato di limbo fino agli
anno 80 quando il progetto fu ripreso,
rivisto e portato a conclusione.

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