23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:58:51

Cronaca

L’avv. Miro: “Difficile governare oggi”. Ma si prepara a scendere in campo


TARANTO – “Quella comunale mi sembra una amministrazione che va un po’ a singhiozzo. Bisogna essere decisi e coraggiosi”. Testi e musica dell’avvocato Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto che, dopo aver partecipato al convegno organizzato dall’Accademia degli Audaci (ne parliamo diffusamente a pagina 14, ndr) in una nostra intervista, risponde a tutto campo sul suo impegno in politica, sulle proposte di rilancio della città e sulla gestione dell’Amministrazione comunale. Avvocato, uno dei presupposti per rilanciare la città è quello di avviare una riconversione prima culturale e poi economica, almeno stando a quanto emerso nel corso del convegno “Un’altra idea per Taranto… un’idea per un’altra Taranto”.

Ci può spiegare come si avvia una “riconversione” in una città come la nostra? “Con due momenti distinti. Il primo, a breve periodo, nel corso del quale bisogna massimizzare la fase di attenzione nazionale sul problema Taranto. In questo senso mi preme sottolineare che non abbiamo un problema Ilva ma c’è, piuttosto, una questione Taranto, tutta da affrontare. Successivamente si deve attivare la politica che, per sua natura, non riesce a guardare lontano anche per via delle scadenze elettorali. Poi c’è un secondo orizzonte, a lungo termine, che deve vedere come protagonisti la società civile, il mondo delle professioni, dei datori di lavoro e delle associazioni di categoria che devono ragionare in termini di coesione sociale. Questi soggetti possono e devono concorrere allo sviluppo della città in una unione che non badi al profitto”. Da dove partire per cambiare la mentalità della politica e della società civile? “Bisogna iniziare a pensare ad interventi veri, utili a cambiare la testa dei nostri giovani. Bisogna formare alla legalità per trovare occasioni di sviluppo. Penso ad esempio alla formazione di tecnici delle bonifiche utilizzando i laureati delle nostre università. L’idea ultima è quella di formare una sorta di “Taranto Venture 2020-2030”. La politica e la società civile devono essere due soggetti alternativi. Nessuno dei quali pesta i piedi all’altro”. Lei dove si collocherebbe, nella politica o nella società civile? “Per qualche passaggio che mi ha visto in passato al centro del dibattito in città, mi vedrei senz’altro nel campo “pre politico”. La mia speranza è quella di contribuire a far circolare idee”. Passaggi che nei mesi scorsi la videro in pole, per un paio di giorni, come candidato sindaco di una coalizione di centrodestra. Ora questo progetto per il quale, secondo qualcuno, ci sarebbe la doppia regia dell’Arcivescovo Santoro e dell’assessore Pelillo. Come giustifica questo cambio di campo? “Il mio coinvolgimento in questa iniziativa è giunto in maniera indipendente e autonoma. Non mi è sembrato si trattasse di un progetto politico. Certo, io porto con me i valori dell’umanesimo integrale quindi è logico che ci sia una condivisione con l’Arcivescovo o con esponenti di sinistra e destra, nel caso di specie con Pelillo o, in passato, con Sala”. Pensa di candidarsi alle prossime elezioni regionali? O magari vorrebbe puntare sul Comune? “Sinceramente non saprei da dove cominciare. Dove collocarmi e cosa fare. Non so nulla di queste manovre. Cado dalle nubi”. Può almeno darci un giudizio sui sei anni di amministrazione targata Stefàno? “Non posso che rispondere da cittadino. Mi sembra che si tratti di una amministrazione che procede un po’ a singhiozzo. E’ difficile governare in questo periodo storico. Ma è una fase di grande opportunità. Capita di assistere a piccoli passi in avanti ma ci vuole convinzione, coraggio e soprattutto unità”.

Fabio Mancini

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