Cronaca

«Ripartono i lavori. Ok, ma tuteliamo il bene culturale»

Nei giorni scorsi l’annuncio del Comune


Riceviamo e pubblichiamo.

«Finalmente una notizia tanto attesa: ripartono i lavori per il
Palazzo degli Uffici, e da quel che leggiamo sulla stampa,
ripartono per concludersi nel prossimo anno. Si tratta di
quella tranche di lavori di cui si parla da tempo: copertura
del manufatto, suo consolidamento, rifacimento delle facciate
e rimozione di tutte le recinzioni e della stessa grù,
che per tanto tempo hanno sottratto decoro urbano a quel
pezzo di città togliendogli luce e aria.
Si inizia così a restituire alla fruizione dei cittadini un bene
culturale, tra i più prestigiosi della nostra città.

E di tutto
questo va dato merito a questa Amministrazione comunale
e particolarmente al Sindaco che, all’atto del suo insediamento,
in una lettera inviata alla Associazione culturale
Aldo Moro ex studenti dell’Archita, dichiarò che la questione
rientra nel novero di quelle priorità già individuate
nelle prossime azioni del governo cittadino che andremo
a sviluppare, restituendogli quel ruolo di centralità innato
e la funzionalità ed utilizzo che ha rivestito per la nostra
Città, prima di versare in questo stato di abbandono.
Ma, se per un verso, come Associazione ex studenti dell’Archita
non esitiamo a dichiarare la nostra contentezza per
questa notizia, per altro verso non possiamo sottacere la nostra
grande preoccupazione per la destinazione d’uso, quasi
esclusivamente commerciale, che sembra vada profilandosi
nei progetti della stessa Amministrazione comunale.

E questo per diverse ragioni: innanzitutto perché un destinazione
d’uso di questa natura non ci sembra coerente
con le stesse parole del Sindaco su riportate.
In secondo luogo perché contrasta con la storia e il contesto
in cui sorge il Palazzo. Nell’area dove oggi si trova il Palazzo,
già ai tempi della Polis greca sorgeva il Gimnasium
e il Museion! Oggi in quell’area dove è ubicato il Palazzo
abbiamo il Marta, nelle vicinanze il teatro Fusco, il vecchio
ospedale ristrutturato, i reperti archeologici dell’anfiteatro
in Piazza coperta, l’ex convento di S. Antonio ristrutturato,
e appena oltre il ponte il Castello Aragonese. Questo
significa che quel pezzo di città può tornare ad essere un
polmone culturale. Può insomma assolvere alla funzione
che ha sempre assolto e configurarsi come un vero e proprio
distretto culturale!
In terzo luogo perché viene riservato ad una delle più prestigiose
Istituzioni culturali della città, il Liceo Archita, che
con quel Palazzo si è sempre identificato, essendo stato la
sua sede storica da oltre 140 anni, uno spazio residuale, che
farebbe aumentare i disagio che da oltre un quindicennio
vive quella scuola, così divisa e frantumata.

Non si può inoltre non ricordare che la Soprintendenza per
i Beni architettonici ha sottoposto quel Palazzo a vincolo
monumentale, riconoscendolo bene culturale da tutelare e
salvaguardare e dichiarando imprescindibile… la presenza
ormai storicizzata, del Liceo classico Archita.
Ci piace concludere riportando alcune parole che il compianto
Alessandro Leogrande, che in quel Liceo si è formato
e di cui oggi si stanno tenendo numerose celebrazioni anche
nella nostra città scrisse in occasione dei 140 anni del Liceo
Archita: “Centoquaranta anni sono tanti per un liceo. In
una città che ha cambiato radicalmente il suo volto dopo
l’Unità d’Italia, il Liceo Archita è stato un centro di cultura
e di stimolo, di incontro tra generazioni diverse, coevo a
quella grande trasformazione: è stato un punto fisso della
geografia sociale e culturale di una parte della regione.

Come si è soliti dire, ha formato buona parte della classe
dirigente cittadina e regionale, e chi, lasciando la città, si
è impegnato altrove… In quegli anni in cui vi ho studiato
e fatto tante altre cose…ho sempre sentito l’Archita come
mia, e allo stesso tempo mi sono sempre sentito come parte
dell’Archita, come parte di una comunità più vasta, composita,
ma dai lineamenti certi… Questo spirito… come un
senso di appartenenza più forte… In un giorno di festa come
oggi, ciò deve far riflettere tutti noi…
su quale sia lo spazio dell’Archita in
una città che cambia…”

Parole significative che spero possano
portare ad una riconsiderazione
del progetto relativo alla destinazione
d’uso di un bene culturale che, insieme
al Liceo Archita, rappresenta
un forte simbolo identitario della
nostra comunità e del nostro essere
tarantini.

Prof. Nino Palma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche