26 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2020 alle 06:19:08

Cronaca

​Sinistra e destra: stop al massacro dei giornali​

Pd e Fratelli d’Italia contro i tagli voluti da M5S e Lega


L’appello della File
(la Federazione dei Liberi Editori)
al presidente Sergio Mattarella è per
scongiurare che vengano cancellati
i contributi di sostegno all’editoria.
Un provvedimento, quello di cancellazione
dei contributi, che il governo
Conte-Di Maio-Salvini intende approvare
attraverso un maxiemendamento
alla legge di bilancio. Un atto che,
come se nulla fosse, decreterebbe la
chiusura non dei grandi giornali, ma
delle piccole testate che sono rimaste
a rappresentare le voci dei territori.
Una volontà di ammazzare i giornali,
quella del governo, accompagnata dal
contorno dalle grottesche affermazioni,
gonfie di demagogia, di Salvini,
per il quale i soldi tolti ai giornali
serviranno a mantenere i disabili,
e di Davide Casaleggio, che invece
vorrebbe vedere morire i giornali
perché andando al macero producono
inquinamento.

Di qui (lo leggiamo integralmente
nella pagina accanto), l’appello della
Federazione Italiana Liberi Editori al
presidente della Repubblica.
La decisione del governo ha però
scatenato le reazioni sdegnate del
mondo politico, da sinistra a destra.
«Mi associo – dice Nicola Zingaretti
(Pd), presidente della Regione Lazio
– all’appello lanciato dalla File. Il
governo gialloverde ritiri subito l’emendamento
sui finanziamenti alla
stampa che mette a rischio la libertà
di tutti, oltre che il futuro di migliaia
di lavoratori. Dietro la norma presentata
nei giorni scorsi c’è un pensiero
molto pericoloso: l’idea che la vita di
una democrazia possa fare a meno
di una pluralità di voci critiche e che
lo Stato possa disinteressarsi alla
loro esistenza. Spegnere radio e tv,
cancellare testate locali, ridurre la
rete dell’informazione libera oggi è
un rischio reale. Ancora più grave e
inquietante, se pensiamo ai ripetuti
attacchi alla libertà di stampa, soprattutto
da parte di esponenti del M5S.

Oggi che i gialloverdi sono al governo,
affondano l’attacco con una legge che
affosserebbe testate storiche nel Paese
e una rete di piccole realtà editoriali
indispensabili per uno sguardo critico
e attento su ciò che ci accade. Anche
sulla condotta di chi ci governa. La
norma in questione, in soli tre anni,
metterebbe in crisi il tessuto diffuso
dell’informazione libera e getterebbe
nell’assoluta incertezza migliaia di
lavoratori. Mi unisco quindi al grido
d’allarme lanciato e all’appello perché
questa norma, che colpisce al cuore
il pluralismo dell’informazione e la
stessa qualità della nostra democrazia,
sia fermata».

Di analogo tenore, l’intervento di Massimo
Ruspandini, senatore di Fratelli
d’Italia: «Volevano colpire i ‘giornaloni’,
invece con l’ansia di accontentare
la loro casa madre, la ditta Casaleggio,
si stanno riducendo alla distruzione
tutte le migliori testate giornalistiche
locali della nostra Nazione».
«Con un emendamento presentato al
Senato – attacca Ruspandini – si vogliono
tagliare in maniera vigliacca
i contributi a favore dei tanti giornali
locali che raccontano i territori italiani.
Giornali che sono presidi importantissimi
contro la criminalità, il malaffare,
la cattiva politica. Quotidiani nei quali
sono cresciuti centinaia di giornalisti
che oggi scrivono sulle più importanti
testate nazionali.

La norma in questione
come ha sottolineato la stessa
Giorgia Meloni, è una vera e propria
tagliola perchè produrrà i suoi effetti
tra dieci giorni costringendo queste
aziende, tutte in regola con i contributi
previdenziali ed assistenziali, a
cambiare in corsa la propria organizzazione
con pesanti ripercussioni sul
piano occupazionale e con inevitabili
ricadute sulla qualità del prodotto».
La stoccata è anche alla Lega: «Mi
meraviglia sulla questione la disponibilità
della Lega. Matteo Salvini
ha sempre parlato delle identità,
della necessità di difendere i territori,
della rivalutazione del rapporto
con i cittadini e in questa occasione
lascia campo libero al Movimento 5
Stelle per una operazione che renderà
ognuno dei territori che perderà un
quotidiano di riferimento, più povero,
più indifeso, più soggetto a subire le
influenze della stampa mondialista e
globalizzata. Per quanto ci riguarda, in
Senato, cercheremo di evitare questo
scempio augurandoci che la norma in
questione, già vigliacca di per sé, non
venga addirittura inserita nel maxiemendamento
che con tutta probabilità
sarà votato con la fiducia. Senza alcun
confronto con le opposizioni».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche