Cronaca

​«Per cambiare serve coraggio e… identità»​

Taranto terzultima, il commento della Confcommercio


«Se gli indicatori utilizzati sono solo quelli
del dinamismo economico, ci sta tutta che Milano quest’anno detenga il primato del Report de “Il Sole 24 Ore”, ma
obiettivamente c’è da chiedersi cosa si intenda per ‘qualità
della vita’. E ce lo dobbiamo chiedere proprio noi di Taranto
che siamo appena tre gradini sopra l’ultimo posto della
classifica, nel girone dell’Italia povera».

Così in una nota la Confcommercio di Taranto in riferimento alla classifica sulla Qualità della Vita che colloca
la provincia jonica al terzultimo posto della graduatoria
nazionale.
«Sono infatti per lo più città del Mezzogiorno (notoriamente
penalizzate dalla carenza di servizi e infrastrutture) quelle
dei piani bassi della classifica; ed è proprio negli indicatori
economici che Taranto si distingue al peggio: ‘Ricchezza e i
Consumi’ 101 su 107, e peggio ancora per ‘Affari e lavoro’,
dove è ultima. Ora però le cose cambieranno, sono stati i
primi commenti a caldo, si attende che l’arrivo degli investitori indiani e turchi favorisca il rilancio dell’economia.
Ci sarebbero già i primi segnali di ripresa economica, e
forse nella classifica del prossimo anno Taranto recupererà
qualche posizione. Certo, poi ci sono i problemi legati alle
infrastrutture (treni, aeroporto, strade, etc), all’università,
agli ospedali, all’inquinamento. Ma che vogliamo, siamo
e restiamo una città del Mezzogiorno. Il Cis ci darà una
mano, ma con i suoi tempi e modi. Forse».

«Ciò detto, cambiamo discorso. Le classifiche – purché siamo fatte bene e tengano conto di tutto, compreso delle scelte
che vengono fatte altrove e che vengono calate dall’alto –
suggeriscono qualche riflessione a latere. Ammesso che il
nuovo corso del porto e dell’Ilva si rivelino determinanti,
non sarà mai il vero cambiamento per Taranto che continuerà ad accontentarsi di risalire qualche gradino nel report
confindustriale senza che però nulla cambi veramente per
garantire cioè una reale ‘qualità della vita’ ai suoi abitanti,
dove per ‘qualità’ e ‘vita’ si intenda una economia come
si dice oggi, sostenibile, che dia benessere diffuso ai suoi
cittadini, a tutti i suoi cittadini. Una economia che metta in
equilibrio salute, lavoro e sviluppo. E’ dal 2012 che ci parliamo addosso, e ci riempiamo le orecchie di parole come
‘cambiamento’, ‘svolta’, ‘rigenerazione’ ‘sviluppo sostenibile’. Cambiare tutto perché nulla cambi, il gattopardismo
trionfa ancora e il peggio potrebbe ancora arrivare. In questi
giorni abbiamo sentito cose e dichiarazioni, osservato strette di mano che riportano al passato. Il cambiamento non
è questo.

Dobbiamo imboccare la strada dell’autonomia e
dell’emancipazione dai grandi colossi industriali che hanno
condizionato lo sviluppo del territorio. Dobbiamo porre
le condizioni perché le risorse del territorio (il mare, le
zone protette, l’agricoltura, i beni culturali) diventino reali
motori di sviluppo economico sostenibile, attraverso una
seria pianificazione strategica che coinvolta tutti gli attori
del territorio in una riflessione sul futuro e sui percorsi da
attivare e le azioni da avviare per il raggiungimento degli
obiettivi nel breve e medio-lungo termine. Abbiamo dei
punti di forza – evidenziano dalla Confcommercio di Taranto – e quel 30 posto per l’indicatore del turismo (e della
permanenza nelle strutture alberghiere) lo conferma- che
attendono di essere valorizzati, messi a sistema. Se Taranto
non fosse in qualche modo una città attrattiva, i turisti non
sceglierebbero di fermarvisi. Questo però non può bastare, è necessario programmare la transizione ambientale,
economica e sociale della città, sino ad oggi dell’acciaio,
verso una terziarizzazione che favorisca la nascita della
nuova Taranto, emancipata dalla connotazione industriale e
la rilanci in un contesto territoriale più ampio che abbracci
il territorio provinciale.

Il vero cambiamento infine deve
avvenire nelle nostre teste, nella capacità di essere autonomi
e di avere il coraggio di percorrere nuove strade. Dobbiamo recuperare il senso dell’identità che
abbiamo perso, o che forse non abbiamo
mai veramente avuto (fuorché durante la
Settimana Santa), e imparare a difendere
il nostro, a indignarci e a non voltarci
sempre dall’altra parte quando le cose non
intaccano i nostri interessi; imparare a
non attribuire ad altri le responsabilità dei
nostri mali, imparare ad essere dignitosi,
a non accontentarci delle briciole. Una
città come Taranto può essere attrattiva
o addirittura bella (e la nostra città in tal
senso ha tanto da dare) ma la vivibilità,
la ‘qualità della vita’ è un’altra cosa, che
non ha a che fare né con il romanticismo
dei tramonti nelle sere di estate, ma neppure con il buen retorno dell’economia
dell’acciaio e del greggio. La qualità della
vita – concludono dalla Confcommercio di
Taranto – è quando il benessere sociale
e economico sono in equilibrio. Allora,
chiediamoci dove vogliamo andare».

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