Cronaca

Accusati di essersi appropriati del risarcimento delle vittime di un incidente ​

In due finiscono nei guai con l'accusa di truffa e appropriazione indebita


Il collaboratore di
uno studio legale romano e un assicuratore sono stati denunciati per truffa e
appropriazione indebita.

A rivolgersi alla Guardia di Finanza di
Castellaneta e alla Procura di Taranto
una donna rumena che ha perso due
fratelli in un incidente: le sarebbero stati
sottratti 500mila euro dal risarcimento.
La donna di 43 anni nei giorni scorsi
si è rivolta alle Fiamme Gialle e alla
Procura di Taranto lamentando di essere
rimasta vittima con i suoi familiari di
un raggiro per svariate centinaia di
migliaia di euro: ha chiesto aiuto e assistenza a Studio 3A, società specializzata
a livello nazionale nella valutazione
delle responsabilità in ogni tipologia di
sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

La quarantatreenne, residente nel Tarantino, nel 2012 ha perso due fratelli
in un tragico incidente: essendo terzi
trasportati nella vettura condotta da
un connazionale, anch’egli deceduto,
la sorella e gli altri familiari avevano
ogni diritto di ricevere un congruo e
legittimo risarcimento, al di là della
dinamica dell’incidente. Non a caso
è stata subito avvicinata dal titolare
di un’agenzia assicurativa del posto e
dal collaboratore di uno studio legale,
i quali si sarebbero presentati come esperti specializzati nella gestione del
risarcimento danni connessi a sinistri
gravi.

Quest’ultimo si sarebbe qualificato anche come procuratore speciale e le
avrebbe promesso, nel caso si fosse affidato a lui e allo studio legale di Roma
per il quale collabora, un risarcimento
plurimilionario. Si sarebbe impegnato,
inoltre, a farsi carico di tutte le spese
per seguire la procedura, anche giudizialmente. Dinanzi a quest’allettante
prospettiva la donna e la sua famiglia
hanno accettato revocando il precedente legale. Il collaboratore dello studio
legale romano avrebbe messo subito in
atto la strategia. Dopo aver saputo che i
familiari delle vittime erano rientrati in
Romania per i funerali (di cui peraltro si
era impegnato a sostenere le spese, ma
non avrebbe pagato mai un centesimo),
avrebbe organizzato un incontro presso
un notaio rumeno per farsi sottoscrivere
dalla sua assistita e dagli altri congiunti
una procura speciale per la gestione della procedura risarcitoria: in buona fede i
rumeni hanno firmato, non sapendo che
in quel modo avevano conferito al loro
“procuratore” ogni potere, tra cui quello
di incassare le somme per loro conto.

Nel 2013 il collaboratore dello studio
legale romano ha comunicato di aver
ottenuto per i suoi assistiti un primo acconto dalla compagnia di assicurazione
pari a 480mila euro: per poterli incassare, l’assicuratore li avrebbe convinti
ad aprire un contro corrente ad hoc in
un istituto di credito di un’altra regione. Da allora, però, i due si sarebbero
fatti sentire sempre più di rado, anzi,
avrebbero chiesto di evitare telefonate,
di usare i whatsapp per comunicare,
e di non parlare mai di loro nel caso
fossero stati contattati dalla Guardia di
Finanzia, che starebbe indagando per
diverse altre pratiche simili.
La donna rumena, sempre più sospettosa, si è recata al centro liquidazione
sinistri della compagnia assicurativa
della vettura sulla quale viaggiavano
i fratelli e ha scoperto che fin dal 12
dicembre 2012 aveva in realtà erogato
a favore di tutte le parti 980mila euro,
dei quali mancava dunque all’appello
mezzo milione che avrebbbero intascato i due.
Sentendosi raggirata, la 43enne, per
essere assistita e ottenere giustizia, si è
rivolta allo Studio 3A.

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