15 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Cronaca

​Difendiamo gli spazi di libertà

​I tagli del governo contro i giornali ​


Cinque miliardi di euro in meno di incentivi alle imprese
– quelle che producono lavoro – e quattro miliardi di euro
in meno alla scuola – quella che produce istruzione. È
questo il botto di fine anno che il governo CinquestelleLega regala agli italiani. Questi infatti sono i tagli brutali previsti dalla prima manovra finanziaria di colore
gialloverde.

Se questo governo ha una visione, la visione
è quella di un Paese più povero e più ignorante. Meno
lavoro e meno istruzione per tutti. Una visione pauperistica nella quale allo sviluppo, alla formazione e alla
crescita culturale si preferisce imporre una condizione
di bisogno annacquata da sussidi – se, quando e in che
misura arriveranno – che finiscono per accrescere la
sudditanza verso il potere politico.

Un Paese, dunque, con
meno opportunità di lavoro e di sviluppo e prigioniero
di una condizione di assistenzialismo spinto.
In questa cornice che allontana l’Italia dai Paesi più
civili e più evoluti, si inseriscono i tagli dei contributi
all’editoria fortissimamente voluti dal M5S e acconsentiti
dalla Lega. Una misura accompagnata dalle parole di
disprezzo verso il mondo dell’informazione, da insulti
verso i giornalisti, da liste di proscrizione nelle quali
i capi pentastellati indicano quali sono i giornali e i
giornalisti “buoni” e quali quelli “cattivi”.
Lo diciamo ancora una volta: l’azzeramento dei contributi all’editoria comporterà la morte di decine di testate.
Andranno persi posti di lavoro, verrà disintegrata una
filiera che – a dispetto dei giudizi qualunquistici di chi si
ferma in superficie – travolgerà non solo i giornalisti che
resteranno disoccupati, ma anche i poligrafici, i trasportatori, le edicole.

Migliaia di posti di lavoro, insomma,
bruciati dalla ossessione punitiva dei Cinquestelle con la
complicità della Lega. Ma, soprattutto, saranno mandati
al rogo dell’inquisizione pentastellata gli spazi di informazione, di confronto, le voci di riferimento dei territori,
perché questa misura non colpisce i grandi colossi ma
va a sterminare le testate locali. Tutto in favore di una
pseudo-informazione che viaggia completamente fuori
controllo sul web e in particolare sui social network.
Avremo un Paese più povero di informazione attendibile e verificata e un Paese più inondato di fake news:
il terreno più congeniale a chi ha costruito le fortune
elettorali proprio sulla spregiudicata manipolazione del
web.

E avremo territori completamente sguarniti di voci
rappresentative.
A Taranto negli ultimi anni sono morte tante testate,
cartacee e televisive. Pensiamo al Corriere del Giorno,
a TarantOggi, a La Voce del Popolo, a Wemag, a Blustar
Tv. Tutte realtà che hanno chiuso battenti per differenti e
svariate ragioni, ma che avevano un proprio seguito di
lettori e telespettatori. Tutte testate morte nella colpevole
indifferenza generale, anche di chi oggi è in difficoltà e
reclama attenzione per le sorti del proprio giornale. Il
risultato è che abbiamo una città più povera di spazi
e contenuti di informazione, che sono beni preziosi e
immateriali e quindi non paragonabili a qualsiasi altro
prodotto di mercato. E laddove dietro questa colpevole
indifferenza ci dovesse essere stato un malcelato interesse
di bottega, bene, si è rivelato un interesse mal calcolato:
le copie perdute sono andate perdute e basta. Lettori
– e telespettatori – semplicemente perduti. E con loro
sono andate perdute decine e decine di posti di lavoro.
Nessuno può dire di essersi avvantaggiato della morte
di questa o quella testata.

Tutto ha contribuito all’impoverimento complessivo del territorio. E questo è solo un
assaggio di quello che potrà accadere in tutta Italia con
l’azzeramento dei contributi all’editoria: un cimitero che
divorerebbe gli spazi di espressione e di libertà.
In questi giorni abbiamo letto dichiarazioni di parlamentari del M5S che hanno manifestato sensibilità verso
alcune vertenze in corso e preoccupazione per il rischio
che possa scomparire anche una testata storica come La
Gazzetta del Mezzogiorno e manifestato preoccupazione
per il destino dei suoi giornalisti. Bene, se questi sono
sentimenti sinceri (e non dubitiamo che lo siano) allora
questa preoccupazione venga estesa a tutto il panorama
dell’informazione locale e nazionale. Da parlamentari,
peraltro della principale forza di governo, ci si batta
allora per evitare il taglio ai contributi per l’editoria e
ci si batta per contrastare la delirante e folle avversione
– largamente presente nel M5S – nei confronti dei giornali. Quegli stessi giornali ai quali poi gli eletti del M5S
inviano i propri interventi chiedendone la pubblicazione.

E già, perché anche i Cinquestelle hanno bisogno dei
giornali e senza giornali anche le loro voci avrebbero
meno possibilità di essere ascoltate. Più giornali ci sono,
più si aprono spazi per esprimere liberamente il proprio
pensiero; meno giornali, meno spazi di libertà.
Noi non difendiamo un interesse di bottega, difendiamo
principi per noi irrinunciabili e non negoziabili: libertà
di pensiero, libertà di stampa, pluralismo dell’informazione.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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