21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

Cronaca

Melucci: «Diventeremo una città europea»

​Intervista al sindaco. Un anno e mezzo alla guida della città: ambizioni e difficoltà, dal rapporto con l’industria a quello con i cittadini


Un anno e mezzo da sindaco: può tracciare un bilancio umano e politico di questa prima parte della sua esperienza?
Taranto è una delle città più complicate del nostro Paese, sotto tanti punti di vista. È una corsa a ostacoli. E nelle prove importanti si cambia; sono più sereno e più sicuro ed esperto oggi. So distinguere meglio le persone, i loro interessi e i bisogni della comunità. Mi è tornato utile aver viaggiato molto, apre la mente. La mia impostazione manageriale mette al centro sempre la performance a scapito del compromesso. Certa politica non sempre accetta questo approccio. Ma non mi sono fatto contaminare, conservo un concetto alto della politica.

Quali sono i provvedimenti approvati dalla sua giunta o dal consiglio comunale dei quali va più orgoglioso?
Una classifica è difficile perché, carte alla mano, la lista è davvero lunga e qualitativamente significativa: più di 50 milioni di fondi strutturali catturati e quasi 400 provvedimenti nel solo 2018, inclusi numerosi protocolli di intesa che ci consentiranno di governare sempre meglio le dinamiche della rigenerazione e dello sviluppo del nostro territorio. Poi, dopo tantissimi anni, aver quasi definito tutti i grandi piani strategici che mancavano a Taranto – penso a mobilità, urbanistica, coste, barriere architettoniche, Città Vecchia, forestazione, scuole comunali, raccolta differenziata – è motivo di particolare orgoglio. Forse quelli che però mi emozionano di più sono i piccoli sforzi quotidiani compiuti per gli ultimi, per i bambini, per i più deboli, come il dormitorio allestito per i senza tetto per garantire loro un rifugio decoroso nelle fredde notti invernali. E infine la candidatura di Taranto ai XX Giochi del Mediterraneo, sarà un’occasione di rinascita eccezionale.

Chiusura dell’anno col botto: la riapertura del Fusco. Per Palazzo degli Uffici possiamo essere concretamente fiduciosi?
Si, ormai ci siamo, dopo 17 lunghi anni, è un’operazione enorme, uno degli edifici storici più grandi di Italia, ma abbiamo già lanciato la gara per il rifacimento dei solai, a breve passiamo alle facciate e quindi sarà la volta della rifunzionalizzazione degli spazi interni, se le istruttorie non trovano intoppi nel 2020 sarà tutto un altro Borgo, anche grazie ai Baraccamenti Cattolica.

Cosa avrebbe voluto fare e, fino ad ora, non è riuscito a fare?
Non ho particolari rimpianti, viaggiamo molto veloci e perfettamente aderenti al programma votato dai cittadini. Sono certo che anche il Consiglio Comunale stia comprendendo la portata di ciò che l’Amministrazione sta facendo, spero anche che i miei concittadini inizino a dimostrare cura per il bello che ci circonda, stiamo vivendo grandi cambiamenti culturali.

Recepiamo costantemente la richiesta da parte dei cittadini di un rapporto più diretto e visibile con il sindaco. Cosa risponde ai tarantini che vogliono il sindaco?
Intanto questo è un falso mito, giornalistico o politico, perché tra la gente io ci sto e ne ricavo anche apprezzamenti. I tarantini sono più saggi e concreti di quanto non li si disegni, dopo tanti anni di stasi e inefficienza gradiscono un sindaco che lavora seriamente, non uno che passeggia in Via D’Aquino dalla mattina alla sera. Non ho nemmeno l’indole del presenzialista e voglio essere me stesso con i miei concittadini. Ad ogni modo, i primi 18 mesi di governo sono stati consapevolmente in salita, volevo riattivare in fretta tutto ciò che era fermo e ritenuto importante per Taranto, dal 2019 ci sarà modo di godersi attività meno pesanti in mezzo ai tarantini.

Il personale comunale: da anni la macchina amministrativa è a pezzi e sottodimensionata. Con il suo insediamento il rapporto con le organizzazioni sindacali dei dipendenti sembrava iniziato sotto i migliori auspici, poi qualcosa si è incrinato. Perché? E, soprattutto, come si sta attrezzando per rimettere in sesto l’apparato burocratico del Comune?
Beh, parlano i fatti, se si considera che in un anno o poco più ci siamo messi alle spalle il dissesto, abbiamo definito i rilievi del Mef, abbiamo riavviato dopo tempo immemore rinnovo del ccnl, contratto decentrato, produttività, macrostruttura, buoni pasto, quasi 100 concorsi per il prossimo triennio, con l’obiettivo del riordino nel 2019 di tutti gli uffici sparsi per la città, direi proprio che nessuno come questa Amministrazione si è preso cura con coraggio e risolutezza dei dipendenti comunali. Se il sindacato fa solo il sindacato e non politica con noi non ha problemi di sorta, porte aperte sempre. Però mi lasci dire, questo scenario apocalittico della macchina comunale non è veritiero, siamo pieni di eccellenze, vanno sostenute e valorizzate, indirizzate. Se stiamo progressivamente tornando un ente virtuoso è merito anche dei sacrifici dei nostri dipendenti.

La sua maggioranza ha vissuto momenti, per così dire, di “precarietà”, culminati con la sua mancata elezione a presidente della Provincia. Tutto appianato dopo il ritiro delle sue dimissioni?
È stata un’opportunità mancata per i consiglieri comunali e il capoluogo, non per me. Io mi occupavo, mi occupo e mi occuperò sempre e soltanto di Taranto. Ai cittadini piacciono gli amministratori capaci, non i politici di professione costantemente in campagna elettorale. Su questi principi è facile trovare sintonia con me. Siamo ripartiti più forti di prima, ma in molti si devono abituare alla politica moderna, i vecchi schemi non reggono più.

I suoi rapporti politici con Emiliano: cosa ha determinato la rottura? Si tratta di una frattura insanabile?
Osservando lo scenario politico attuale, il tempo mi ha dato ragione: le correnti sono troppo spesso il male dei partiti. E quella in particolare destabilizzava il Consiglio comunale e abusava di temi sensibili per Taranto. Si è romanzato tanto su questa vicenda, ma questa è la verità; guardiamo avanti, guardiamo a Taranto, alla gente non interessano minimamente le sfumature partitiche. Tutte le volte che Emiliano si comporterà bene con Taranto non troverà alcuna resistenza. Nel particolare, aspetto segnali forti su sanità, ciclo dei rifiuti, ferrovie ed aeroporto.

Il 2018 si chiude con lo storico passaggio dell’Ilva ad Arcelor Mittal: come giudica la definizione di questa tormentata vicenda esplosa nel 2012?
Non la migliore possibile, ma un inizio. Bisognava voltare in fretta pagina, scongiurare una seconda più vasta Bagnoli, senza derogare alle aspirazioni dei cittadini. Resta il disappunto per un negoziato che con l’attuale Governo, nonostante i tanti proclami, ha di fatto escluso la comunità ionica da ogni processo decisionale. C’è ancora molto da fare nella difesa della salute e dei lavoratori.

Arcelor Mittal rappresenta una nuova fase nella vita della più grande fabbrica d’acciaio d’Europa, dopo il siderurgico di Stato e l’Ilva di Riva; anche la città, probabilmente, dovrà porsi in un atteggiamento diverso nei confronti della grande industria rispetto al passato. Come primo cittadino quale tipo di rapporto pensa che città e grande industria dovrebbero instaurare, soprattutto per evitare profili di sudditanza della città? Come sindaco ritiene di poter svolgere un ruolo di garante degli interessi economici, della tutela dell’ambiente e della salute dei tarantini?
Il rapporto è già mutato radicalmente e chi ha seguito senza pregiudizi i recenti tavoli istituzionali non potrà non riconoscere che ora Taranto è autorevole, rispettata. Devo dire che è anche molto diverso l’atteggiamento della proprietà rispetto al passato, le parole udite in occasione della visita del Cardinale Parolin sono lì a testimoniarlo. E saremo tanto più forti e liberi in futuro quanto migliore sarà la nostra diversificazione produttiva, la competenza che offriremo ai nostri interlocutori, industriali e non. Per essere un buon sindaco, nella complessità dei tempi moderni, non è più sufficiente svolgere il ruolo del garante, occorre essere portatore di una visione d’insieme. Nulla è lasciato più al caso, il mio obiettivo è che i tarantini possano andare a testa alta.

Oltre ad Arcelor Mittal ci sono altre importanti presenze industriali e della grande distribuzione commerciale: non crede che sia finalmente arrivato il momento per Taranto di coinvolgere queste presenze nel sostegno alle politiche culturali e di sviluppo della città?
Certo e lo stiamo facendo puntualmente e autorevolmente sin dal nostro insediamento, anche a costo di strumentalizzazioni e polemiche da parte di quelli che, per fortuna sempre più sparuti, non vogliono farci uscire dal buio e ci vorrebbero solo disperati. Penso agli accordi con Tempa Rossa, con la Difesa, con il Commissario bonifiche. Penso anche all’ottimo rapporto instaurato con la Marina. Siamo convinti che è nel benessere diffuso e nella condivisione di obiettivi epocali con queste grandi presenze che ci sia la chiave del riscatto delle giovani generazioni di tarantini.

Il porto: da anni è la grande scommessa che Taranto non riesce a vincere. Può essere ancora una leva di sviluppo per la città? Crede che l’arrivo di Yilport potrà servire a rilanciare le attività portuali?
Decisamente. Ripartiranno i traffici, si rivitalizzerà un intero indotto molto professionalizzato, Taranto tornerà al centro dei mercati internazionali più importanti, le tante infrastrutture realizzate in questi anni andranno a regime. Taranto riscoprirà finalmente la sua antica vocazione marittima e mercantile. La ricchezza economica e culturale generata dal terziario e dal turismo rappresenterà la vera svolta del prossimo decennio.

La Zes può essere una grande opportunità? Come mai è così lenta ad avviarsi?
Come sa, la competenza è della Regione Puglia, il Comune di Taranto ha fatto il suo e per tempo. Mi risulta che sia in atto una interlocuzione col Governo volta a superare l’impasse. Ad ogni modo, una Zes tradizionale, sul modello polacco per esempio, è un vero volano di sviluppo, sarei più cauto sul successo dell’approccio italiano.

Come giudica l’azione del governo centrale nei confronti di Taranto? Da una parte c’è il sostegno alla candidatura di Taranto ai Giochi del Mediterraneo del 2025; dall’altra ci sono i provvedimenti annunciati come il tecnopolo o la commissione speciale per la riconversione economica che, in verità, somigliano ad iniziative già intraprese in passato e non ancora portate a termine. Cosa ne pensa?
Appunto, come dice lei, si tratta al momento di annunci, termini assai generici. Risorse irrisorie, nessuna semplificazione normativa, duplicazione di organismi, non proprio un buon viatico per Taranto. Di Maio mi stupisca e riconvochi subito il tavolo del Cis, siamo pronti a dargli una mano.

A proposito, che rapporto ha con i parlamentari tarantini, sia con i nazionali che con la deputata europea?
Ho dichiarato la mia disponibilità e trasmesso inviti in diverse occasioni, ma tranne rare eccezioni non ho registrato slanci verso il civico ente. Da Istituzioni dovremmo tutti imparare a mettere da parte i colori politici e a lavorare uniti per il bene di Taranto.

Taranto è da anni agli ultimi posti come vivibilità nella classifica nazionale del Sole 24ore; ha una cattiva immagine internazionale. Ma è anche una delle grandi città del Mediterraneo. Da questa consapevolezza deve partire la rinascita di Taranto. Come diventare il sindaco dell’orgoglio e del rinascimento tarantino?
Mi lasci dire che la reputazione che Taranto ha in Italia non corrisponde all’immagine che ne hanno gli stranieri, e per fortuna. Le statistiche sono interessanti, ma non dicono tutto, non dicono quello che siamo veramente già oggi. Dobbiamo lavorare ancora moltissimo, non c’è dubbio, per rafforzare la nostra identità la nostra reputazione attraverso le cose fatte bene, trasparenti, senza compromessi al ribasso, tramite la politica garbata e competente, con una visione chiara ed ordinata dello sviluppo della città. Dobbiamo tornare a essere capaci di coltivare la gioia di vivere nonostante tutto in uno dei luoghi più belli del mondo, la consapevolezza che non ci manca niente, che sta a noi ripartire e godercela al pari degli altri, che nulla ci è precluso. Questi sono i pilastri della rinascita, questo è quello che cerco di infondere nei tarantini lavorando duramente ogni giorno quando varco il portone di Palazzo di Città.

Cosa devono aspettarsi i tarantini dal nuovo anno? Il sindaco Rinaldo Melucci cosa può promettere e realizzare?
Avremo più decoro urbano, più verde e i primi cantieri. C’è fermento. Tutto sta rapidamente cambiando. Vorrei che i tarantini cominciassero a sentirsi cittadini di una vera capitale. Possono tornare ad investire, a studiare e a creare bellezza, perché il Comune di Taranto agevolerà e sosterrà le loro iniziative. Le iniziative di tutti, non di pochi privilegiati. Io non faccio promesse da marinaio o da politicante, io lavoro in silenzio, cerco di dare l’esempio. Non è importante che un giorno i tarantini riconoscano il mio volto, ma che si riconoscano in uno stile diverso: laborioso e coraggioso. Quel giorno forse ci scopriremo una città normale, moderna, europea.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Aldo 7 mesi ago
    Reply

    “Diventeremo una città europea”… per parafrasare la testata su cui leggo queste ridicola notizia… “si buonasera”

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